Gli errori di Cagliari

Anche oggi uno spot-post! Interessanti riflessioni di Rita Cannas sulla sconfitta di Cagliari Capitale Europea.

Una Cagliari che -come sempre- si comporta come un innesto alieno in Sardegna, una capitale distratta da sestessa che dimentica l’identità e il valore della Sardegna intera. Una Cagliari che non vuole essere capitale della lingua sarda, capitale della Sardegna nuragica o del cibo o delle tradizioni che segnano l’identità di tutta la nostra isola. Una Cagliari che sembra voler essere una qualsiasi città italiana, invece che la capitale della Sardegna.

Dal sito di Sardegna Possibile ecco il link all’articolo: “Per Cagliari capitale europea, a partire dalla propria cultura”

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Eja…è nata!

logo

http://www.ejatv.com

E’ nato da pochi giorni un bellissimo progetto che sono felice di sponsorizzare: si tratta di Eja TV. Una nuova TV che nasce dalla volontà di raccontare la Sardegna ‘da dentro’. Una Sardegna bilingue e curiosa. Eja TV è ancora un bambino in fasce ma promette bene. Se nessuno degli editori sardi si è reso conto del potenziale che una TV sarda, in sardo, può avere; il progetto di Eja TV sembra dimostrare che qualcuno se ne è accorto. Speriamo che se ne accorgno in tanti e che la Sardegna possa finalemente avere una TV che non guarda alla storia, allidentità, alla cultira e alla lingua sarda con gli occhi di un turista, raccontandola con il linguaggio del folklore: speriamo che sia nata quella TV che un giorno possa raccontare la sardegna come quell’isola viva, pulsante di energia e potenzialità inespresse, che in relatà è già.

Una Tv -per citare Tore Cubeddu- che come una goccia che cade nell’acqua forma cerchi che dal centro riempono pian piano tutto il mare.

Un enorme in bocca al lupo!

‘Salvados’ dae sa televisione isapnniola.

Jordi Evole, condutore de su pograma de Salvados-LaSexta

Jordi Evole, condutore de su pograma de Salvados-LaSexta

‘Salvados’ in LaSexta, est su mellus de sa televisione ispanniola, pro s’istilu chi proponet, pro sa calideade de s’arexionu, pro sa capatzidade de presentare e fueddare de temas de aici difitziles cun tranchilidade e balentia.

M’at a faghere prexere meda a iscurtare una die, unu arexionu paressidu in Sardigna. M’at a faghere prexere a tennere unu programma de televiosione comente est custu.

No est schet cosa de indipendetzia, est unu arexionu a pitzus de su chi est su contzetu de nazione in su tempus de oe. Est ponnere in su chentru su pensamentu liberu, s’arexionu profundu a foras de dogna propaganda burda. Arexonende da Catalugna pro arexonare de identidade, soberania e populos in tempus de globalizatzione.

Cando sa televisione est manigiada cun ispiritu isperimentale, balente e sitzeramante democraticu si tzerriat serbitziu pubricu. Atera cosa dae s’aliga comertiziale chi si sercant a pitzus in sa tele-aliga nostrana.

http://www.atresplayer.com/television/programas/salvados/temporada-9/capitulo-1-oriol-junqueras-familia-sevillana_2014101700441.html

Il dissenso e gli Open space

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Risposta all’articolo di Vito Biolchini ‘Cagliari capitale europea dell’ipocrisia’.

Quanto ha scritto Vito è assolutamente corretto. Dire una cosa del tipo “Valorizziamo ciò che di buono è stato fatto -dall’entusiasmo dei volontari ai buoni progetti di valorizzazione culturale- ma facciamo autocritica per capire cosa c’è da migliorare, per fare i massimo di cui siamo capaci” non mi pare che avrebbe leso così fortemente l’immagine dell’amministrazione.

Detto questo c’è da chiedersi perche ci si chiuda a riccio. La sua riflessione su Cagliari vale per tutta la politica contemporanea e mi ispira una riflessione molto più vasta. Mi prenderò la libertà di uscire un po furoi tema…ma neanche troppo.

Bisogna riconoscere che durante il ventennio berlusconiano, ogni sfumatura d’opinione, ogni espressione indipendente di questo o quell’ esponente politico della sinistra -e della destra- era considerata come lesa maestà, paragonata al tradimento del leader o della linea politica del partito, considerata al pari di una malattia. Vedo ancora i titoli di giornale roboanti del tipo ‘la sinistra divisa’, ‘la sinistra si spacca’, ‘caio attacca tizio’, e così via. Mi domando -e non è una critica a lei Vito ma una considerazione generale- se non sia colpa di questo atteggiamento antidemocratico e lideristico (*) dei mezzi di informazione nostrani se la politica non discute più. Quando lo fa è ‘spaccata’, non si capisce che vuole e non è affidabile; quando non lo fa è incapace di autocritica, lontana dalla realtà o presuntuosa. Che dunque una certa autocritica non arrivi esplicitamente alla stampa non mi pare tanto assurdo. Non è poi tanto sbagliato, non è la stampa il luogo dell’autocritica per la politica: la stampa ospitava un tampo le analisi delle diverse linee che si sfidavono nei congressi di partito o che emergevano in direzione; senza considerarle come negarive ma con il rispeto che ogni naturale dialettica democratica interna ad una organizzazione ha. Poi tutto è cambiato: sono morti i partiti, è nata la democrazia lideristica(*) e il giornalismo cialtrone. Il problema è che non c’è più alcun luogo per la discussine libera e democratica. Sono morti i partiti e in TV o sui giornali non se ne può perlare perche altrimenti si condanna la propria parte politica(perche divisa) o sestessi (in quanto disfattisti). Mi chiedo se si possa continuare a giustificare un sistema che ha annientato i partiti come luogo e strumento di elaborazione politica (critica/autocritica/definizione di modelli e soluzioni) e che non ha luoghi diversi dai corridoi per esprimere perplessità e critiche. Mi chiedo se non stiamo, un po tutti, devastando lo ‘spirito della democrazia’. Senza luoghi deputati alla discussione, la politica si converte in plebiscito, si impoverisce e diviene incapace di elaborazoni complesse. Non credo che i partiti nella loro impostazione ottocentesca siano la soluzione; non credo che siano il contenitore per esprimere il dissenso per il futuro: il mondo è cambiato, la società è più consapevole ed istruita, la tecnologia offre strumenti inimmaginabili anche solo due decenni fa. Ma uno spazio democratico e aperto va trovato; vanno trovati meccansmi che consentano il libero dissenso, tutelando al contempo gli obblighi di militanza e una seria disciplina di partito. Un sistema che non obblighi/consenta al lider(*) di essere il centro di tutto, il responsabile padrone di ogni scelta, il signorotto feudatario che comanda con le sue guardie fedeli che lo sostengono per garantirsi sopravvivenza e benefici è ciò che stiamo costruendo. L’omertà della sinistra cagliaritana non è diversa da quelle di ogni altro luogo, è il frutto del super-sindaco, dello svuotamento della democrazia. Non è Zedda e non sono i suoi, ma il sistema dei media e la sua narrazione della politica, lo svilimento della democrazia, la considerazione negativa attribuita al dissenso e l’accentramento del potere. E’ triste che rimangano oramai solo i corridoi a fare da prezioso luogo di democrazia e onestà intellettuale. Speriamo che non decidano che è meglio farne un grande e vuoto Open Space…

* si, mi ostino ad italianizzare la grafia dei termini d’uso comune di provenienza non italiana

Il tempo di agire

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Scrivo per disperazione.

Oggi l’Unione ha pubblicato un articolo relatvo alla divisione tra movimenti per la lingua sarda. Una babele di posizioni diverse e discussioni eterne, mentre la lingua perisce. La cosa che mi ha indignato di più -anche se poco mi sorprende- è la sfilza di commenti ignoranti che compaiono alla fine di tali articoli nella versione online. Persone che mescolano gallurese col sardo lo confondono col sassarese.  Alcuni credono che uno standard possa mettere insieme il gallurese, il sassarese, l’algherese e magari perfino il tabarchino! Uniti ai difensori delle lingue straniere della serie: ‘non insegnate il sardo ma l’inglese’ come se una lingua dovesse escluderne un’altra! Una vergognosa serie di ottusa cecità. Il risultato di succsso della politica di cancellazione del sardo operata dal dopoguerra. Manifestazioni di una grande ignoranza diffusa che dopo 14 anni dalla nascita del concetto di standard (2001 LSU, 2006 LSC) continuano a resistere, per nulla scalfite dalle politiche adottate in questi anni. Sempre le stesse bugie inculcate che rimangono incrostate nella tasta di tanti, tantissimi sardi.

Ciò che mi indigna non è tanto l’ignoranza che esiste in tutti gli ambiti, quanto la costanza di luoghi comuni beceri e privi di fondamento. Ognuno può avere lopinione che crede sulla limba, ma qui la questione è altra; qui si usano degli argomenti assurdi, che dimostrano la totale assenza di consapevolezza sul tema. Persone che parlano il sardo o le alloglotte che si manifestano ostili se non completamente inconsapevoli. Qui parliamo di una totale assenza di informazione sulla questione linguistica nelle sue basi fondamentali. Qui manca l’ABC!

Non ci sarà mai nessun bilinguismo, di nessuna forma, se non si sfatano falsi miti e bugie costruite attorno al tema negli anni passati. Urge una strategia di comunicazione del movimento linguistico capace di spazzare via la nebbia di ignoranza dei sardi. Non sarà la politica a farlo, non lo faranno le istituzioni e neppure gli intellettuai. Devono farlo i comuni cittadini nel loro piccolo, unendosi e mettendo a punto strategie condivise. E’ necessario cambiare il pensiero, dare conspevolezza o nulla cambiarà realmente.

Le divisioni nel movimento linguistico sono un cancro. E’ necessario che le posizioni diverse si trovino in due, tre punti comuni e facciano pressione, come una qualsiasi lobbi, sul potere politico, sui media e riescano ad arrivare alla pubblica opinione. C’è un punto fermo: il sardo a scuola, nella Regione nella vita pubblica di ogni sardo. Usiamo questo punto di partenza per mettere fine ai falsi miti, ai pregiudizi e alle bugie. Unità nella diversità. Dove non si coincide pazienza, ma dove la si pensa allo stasso modo bisogna unire le forze. Non si può continuare a presentarsi ad audizioni in gruppi formati da quattro gatti con meno capacita di pressione ed influenza del bar sotto casa! Il tempo non c’è più Le nuove generazioni non sanno quasi più nulla del sardo nei grossi centri la consapevolezza e l’attenzione riservata al tema è zero. Molti non riconoscono più il sardo come la propria lingua. Abbiamo discusso 14 anni! Ora bisogna tirare fuori gli attributi (perdonate il machismo del’espressione). E’ tempo di agire. Punto.