Family Day vs Gay Pride

Unknown

Queste ultime settimane hanno visto Roma interessata da due manifestazioni di segno opposto: Gay Pride e Family Day. Manifestazioni che assumono un valore politico forte nel momento in cui i Parlamento discute una legge per consentire al 5% della popolazione gay di potersi ‘unire civilmente’. Una timidissima legge che mantiene la discriminazione, basando le leggi dello Stato su relazioni sentimentali di serie A (quelle etero) e relazioni sentimentali di serie B (quelle gay). Qualcosa è sempre meglio di niente è chiaro, ma dovremmo riflettere sul fatto che davanti agli occhi del resto del mondo occidentale appariamo come un paese bigotto incapace di dividere la legittima fede di ciascuno dalla necessità dello Stato di far sentire comodi tutti e di garantire a tutti leggi eguali. Una legge come quella che l’Italia potrebbe avere -non è ancora detto che venga votata- entro il prossimo anno, sancisce di fatto il divieto di sposarsi per i cittadini italiani gay. E’ vero che nessuno impedisce ad un gay o a una lesbica di sposarsi con una persona di sesso opposto, ma capite bene che sarebbe come dire ad un eterosessuale che ha il diritto di sposarsi, ma solo con persone del proprio sesso.

Il Gay Pride

Il Pride è un grande carnevale, una grande festa colorata. Un luogo dove le stravaganze e la provocazione vengono portati all’eccesso. Il Pride nasce per colpire l’immaginario collettivo, per dire ‘noi esistiamo’ e per imporre nel dibattito pubblico la questione omosessuale. E’ un lavoro culturale prima ancora che politico. E’ sbagliato, secondo me , attribuire al Pride l’esclusiva della rappresentanza del mondo LGBT. La maggior parte delle persone che al Pride indossano abiti colorati o ostentano i propri corpi, sono nei restanti 364 giorni dell’anno persone normalissime*. Uomini e donne anonimi che vivono con noi la società. Per questo il Pride è solo un pezzo della rappresentanza di un mondo articolato e vario. Per questo il valore politico del Pride è rievocativi e celebrativo e fortemente festaiolo. E’ chiaro che questo grande carnevale, in quanto principale momento di coesione di una comunità, ha anche un valore politico. Il mondo LGBT deve capire che il Pride non può essere l’unico momento di unità e rappresentazione di se; che la necessità di oggi non è più quella di raccontare l’esistenza, di far parlare di se. Oggi l’obiettivo politico è l’integrazione. L’obiettivo è fare in modo che il senso di comunità che una società dovrebbe avere -specie se mediterranea e cattolica- prevalga sugli stereotipi e sulle semplificazioni volgari. L’idea  che i mezzi di comunicazione di massa hanno dato dell’omosessualità maschile dagli anni ’70 ad oggi (il lesbismo pare che non esista!) è quella ‘alla Malgioglio’*, per intendersi: una omosessualità molto ‘affemminata’*, che esiste e deve esistere, ma che rappresenta lo ‘zerovirgola’ dei gay. L’idea volgare che permea la società italiana è dunque quella che omosessuale sia uguale a boa di struzzo, camminata ancheggiante e abiti sgargianti. E’ chiaro che questa idea è assolutamente fuorviante, che rappresenta un minoranza eccentrica -rispettabilissima e molto divertente- che corrisponde nell’altra sponda all’etero macho stile Verdone in Enzo di ‘Un sacco bello’. Non tutti gli uomini sono così, non tutti sono dei Rambo super machos con il pelo di fuori e la catenona d’oro, che si grattano i gioielli di famiglia e ruttano liberamente. E’ chiaro che si tratta di una minoranza eccentrica -rispettabilissima e molto divertente- che aiuta i media a costruire un personaggio, più che a descrivere un genere. Gli omosessuali nella TV italiana, più che persone sono personaggi. Una comunità dovrebbe capire che il mondo LGBT è fatto di persone e non di personaggi. Di persone in carne ed ossa che vivono la società accanto a noi: in autobus, in ufficio, al cinema e al centro commerciale. Persone che hanno diritto ad essere felici, ad amare chi amano (non si sceglie chi amare:  non lo fanno neanche più le teste coronate!) e a vivere rispettate dal prossimo. Il Gay Pride è un carnevale ma per parlare di diritti ci vorrebbe anche qualche altro momento, più serio e profondo. Detto questo viva l’allegria, viva i colori e le diversità! Scoprire che il mondo non si inscatola in rigidi schemi dovrebbe renderci tutti più felici.

Il Family Day

E’ più che legittimo manifestare la propria opinione, è il centro di ogni democrazia e ogni società civile. La piazza romana del Family Day ha rappresentato un mondo che esiste, un pezzo della società. Un società cattolica, conservatrice, cosciente del valore sociale dell’istituzione famigliare. Un pezzo di società viva e attiva.

E’ triste che una manifestazione che si chiama ‘Giornata della Famiglia’ si convochi in opposizione al Gay Pride e contro il mondo LGBT. Una manifestazione che più che Family Day, era una Anti Family Gay. C’erano tante persone perbene in quella piazza, certamente. Tante persone che credono nel valore sociale della famiglia. Persone che in modo altrettanto legittimo hanno il proprio credo e lo rispettano. E’ più che legittimo che ciascuno decida della propria esistenza, che la viva come crede e come più si sente felice. Ci sono molti omosessuali che hanno deciso di fare voto di castità. Pensiamo ad esempio a quanti Sacerdoti, Cardinali o Vescovi sono gay. Non abbiamo dati in merito è chiaro anche se sarebbe bello averne, ne dichiarazioni pubbliche di alcun esponente della Chiesa sull’argomento. Però sono certo che a chiunque legga queste parole non sia suonato in alcun modo assurdo quanto detto. Abbiamo tutti conosciuto – direttamente o indirettamente- degli uomini di chiesa che abbiamo pensato omosessuali. Neanche per la chiesa c’è infatti nulla di male (diciamolo alle ‘Family people!’). Il problema per la chiesa, da quanto umilmente ho avuto modo di capire, è la sodomia e dunque il peccato commesso, non quello pensato. Dunque per la Chiesa si può essere gay, ma non ‘praticanti’.

Fin qui tutto ok. Io non metto bocca nella dottrina della Chiesa ne in quella di alcuna altra religione. Non entro in Chiesa urlando nulla sulla struttura dello Stato vaticano (l’ultima monarchia assoluta dell’occidente), ne mi permetto di convincere alcuno a cambiare il proprio stile di vita. Ho rispetto di chi crede e per i luoghi del credo: quando visito una chiesa cammino timidamente nelle navate laterali, in rigoroso silenzio, attento a non disturbare la sacralità del luogo coi miei passi.  Forse esagero, alcuni cattolici che conosco non sono così rigorosi; ma credo sia giusto così.

Però ho la pretesa di dividere lo Stato dalla religione. Lo Stato rappresenta tutti: cristiani, ebrei, buddisti, musulmani, atei (e via dicendo). Lo Stato si dovrebbe prendere cura della società senza pregiudizi religiosi, nel rispetto del volere popolare e delle sue minoranze. Lo Stato dovrebbe essere la comunità di persone che lo compone. Per questo non si può imporre una scelta di vita o un modello religioso attraverso le sue leggi. Non si può usare lo Stato per imporre valori religiosi. Le leggi che regolano la nostra convivenza dovrebbero basarsi sulla realtà. La realtà è quella di un mondo dove il 5% della popolazione è gay. Non lo è perché c’è un virus contagioso o perché va di moda; è così da sempre. Basta guardare che accadeva nelle società precristiane, quelle che non imponevano condotte sessuali particolari: il mondo greco e romano ad esempio. Basta leggere qualche studio che parla della materia, qualche documento delle Nazioni Unite, dare uno sguardo ad altre società. Basta uscire dalla dottrina e dall’ideologia e pensare alla libertà e alla convivenza. Uno dei pilastri del Cristianesimo è il libero arbitrio: ciò significa che non si può imporre per legge la fede, che ciascuno ha la libertà di essere peccatore. E come non si può imporre la fede non si può imporre ad una persona chi amare. La società ha il dovere di riconoscere la realtà: una parte importante della popolazione che non può sposare chi ama. Lo Stato ha il dovere di difendere il principio di eguaglianza e di tutelarlo con le leggi. Esattamente come accade per l’aborto o il divorzio. Si sancisce  il diritto al libero arbitrio. Un cattolico non si sposerà mai con una persona del proprio sesso, anche perché per la propria religione quel matrimonio, firmato davanti allo stato, non sarebbe che un contratto e non avrebbe valore se non celebrato anche in chiesa, davanti a Dio. Lo Stato ha il dovere di garantire il diritto di due persone ad avere i diritti, che un contratto firmato davanti allo Stato e alla collettività sancisce. Il punto è che non si può negare l’esistenza del 5% della popolazione italiana : 3 Milioni di persone (sono le stime più timide di ISTAT 2011).

Spesso dimentichiamo che chi chiede diritti uguali per gay ed etero viene da una famiglia tradizionale. Dimentichiamo che molti di questi sono gay e cattolici. Spesso sottovalutiamo, anche, l’aspirazione che una parte del mondo gay ha di regolare e ordinare la propria vita, legittimando pubblicamente e formalmente la propria relazione d’amore in un contratto matrimoniale. Trascuriamo anche l’insita volontà che c’è in questa richiesta, di costituire una famiglia. L’latro giorno scherzando con un amico ho detto ‘certo che sono più i gay che si tengono per mano per strada e vogliono il matrimonio degli etero!’. E’ un paradosso, una battuta senza alcun intento filosofico; però dovremmo riflettere sulla crisi della famiglia ‘tradizionale’ a prescindere dalla questione omosessuale: questo sarebbe un bel tema da trattare in un Family Day. E sarebbe anche interessante ragionare sull’aspirazione che invece molti gay hanno di metter su famiglia o di sposarsi. E’ difficile descrivere il mondo LGBT come nemico della famiglia quando chiede esattamente di poterne costituire una.

Ho visto molte immagini del Family Day, le immagini di tante famiglie con bellissimi bambini. Mi sono chiesto quanti di quei bambini si scopriranno gay. Cosa ricorderanno di quella giornata in gita a Roma. Mi sono chiesto cosa diranno ai propri figli gay quelle madri e quei padri. Mi sono domandato quanta violenza e quanta sofferenza dovranno sopportare dentro le proprie famiglie. Lo dico a voi futuri genitori di figli gay che avete partecipato al Family Day: se credete che i vostri figli siano ‘immuni’ per l’educazione che avete loro impartito, o perché gli avete sempre comprato i soldatini -se maschi- e le bambole -se femmine-; se credete di poterli ‘curare’ o chissà che altro. Sappiate che vi preparate a diventare il principale ostacolo alla felicità dei vostri figli.

* L’uso di questa espressione non ha un valore ne positvo ne dispregiativo. Si utilizza tale parola, senza alcun giudizio intrinseco ma con la sola intenzione di rendere comprensibile il concetto in modo immediato usando dei termini d’uso comune. Per quanto imprcisi e superficiali possano apparire. E’ una semplificazione.

Ps. In questa piazza tra bambini e famiglie c’era un cartello, ripreso più colte dai media, che dice: “Gender sterco del demonio!”. Del cristiano amore, dell’accoglienza e della misericordia, in parole come quelle non ce n’è traccia. Per fortuna si tratta di qualche isolato black-block catto-imbecille che voleva che la giornata della famiglia non avesse nulla a che fare col Gay Pride, non tanto per i contenuti, quanto perché lo voleva luogo dell’intolleranza e di violenza verbale, un luogo dove si odia: tutto il contrario dell’innocuo carnevale LGBT. Parole che certo non rendono giustizia alle tante persone perbene ed in buonafede presenti. Sarebbe bello ascoltare qualche giornalista cattolico prendere le distanze da questi pazzi, esattamente come fanno -giustissimamente- quando qualche imbecille rompe le vetrine o brucia i cassonetti durante una manifestazione pacifica. Sarebbe bello che lo facessero gli organizzatori e perfino la Chiesa, nei suoi comunicati di commento a questi eventi, comunicati che del resto non mancano mai.

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Pedro Zerolo, 1960-2015

Pedro Zerolo

Pedro Zerolo

Un tumore ha troncato la vita di Pedro Zerolo, dirigente del PSOE (Partito Socialista Spagnolo), consigliere di Zapatero, riferimento politico in tutta la Spagna per il riconoscimento all’eguaglianza dei diritti di etero e gay. Senza Zerolo la Spagna non avrebbe approvato la riforma della Costituzione che consente anche ai gay di sposarsi, non sarebbe diventato il primo paese in Europa ad applicare agli omossessuali esattamente i medesimi diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali.

Il socialista Zapatero arrivò al governo della Spagna molto giovane, in modo inaspettato e dopo otto anni di governo della destra di Aznar. Governi di destra che costruirono un grande miracolo economico spagnolo, ma anche la speculazione delle banche e la gigantesca bolla immobiliare che mise in ginocchio la Spagna qualche anno dopo. Zapatero si presentò al mondo come l’uomo delle conquiste sociali, che lottava contro le disparità di genere e sessuali. Il progressista che voleva trasformare la Spagna in una socialdemocrazia nordica: diritti civili e forte stato scoiale.

L’Europa intera ne rimase affascinata. Già alla fine del primo mandato l’economia dava segnali di stanchezza, ma rivinse le elezioni. La tormenta arrivò nel secondo mandato: gli stati uniti contagiarono tutto l’occidente, le perversioni del sistema finanziario trascinarono nel fondo gli stati sovrani e la loro indipendenza politica. Rigore e austerità ingrigirono il continente europeo. Zapatero che equilibrava il forte progressismo sociale con le politiche economiche liberiste impostate da Aznar, si trovò a ‘defender la alegria‘ (difendere l’allegria), tentando di negare la crisi prima, sdrammatizzare dopo e applicare le riforme volute dall’UE alla fine. Da icona delle sinistre in tutta Europa, divenne l’uomo del fallimento, l’uomo bravo ad allargare diritti e incapace di gestire l’economia.

Non è mai stato un grande oratore Zapatero, faceva il suo lavoro, senza infamia e senza lode.  Ma il punto più alto lo toccò nel suo discorso alle camere il giorno dell’approvazione del matrimonio gay. Zerolo stava in tribuna, insieme ad attivisti ed associazioni.

” non stiamo legiferando per persone lontane, per degli estranei, stiamo ampliando le opportunità di felicità per i nostri vicini di casa, i nostri colleghi di lavoro, per i nostri amici, per le nostre famiglie”  

Lo pronuncerà Zapatero quel discorso, ma molti penseranno a Zerolo in quei momenti. Quelle parole dimostrano una sensibilità forte, una partecipazione vera. Quelle parole, anche se scritte e pronunciate da Zapatero, profumano di vita vissuta; fanno sentire sulla pelle di tutti, i limiti e le ingiustizie subite da pochi. Sono parole forti per la loro elementre semplicità. Esattamete come dovrebbe essere semplice capire che un essere umano possa amarne un’altro; che il sesso di questo amore non ha importanza, perche il valore risiede in quel sentimento puro, che si nasconde nel profondo di ogni essere umano e che costruisce la più bella delle relazioni umane. Un sentimento puro e forte che non può che migliorare la vita a tutti,  renderci tutti più felici. Zerolo ha vissuto libero, ha dato un senso alla propria esistenza, dando valore a quella degli altri.

La forza di un uomo che ha dato il diritto pubblico di amare al 5% dei suoi concittadini.

Qundo salite su un autobus e a bordo ci sono una ventina di persone, ricordatevi che almeno una di queste è gay. Quando andate al supermercato, in un ufficio pubblico, in una scuola o in un ristrorante, ricordatevi che ogni 25 persone una è gay. Ricordatevi che quando parlate di perversione, comportamento ‘innaturale’ o -i più ignoranti- di malattia, state parlando dei vostri vicini di casa, dei vostri amici, dei vostri colleghi e perfino dei vostri famigliari. Forse non lo sapete, ma è così.

Pedro Zerolo, nella sua vita troppo breve (aveva 54 anni), ha compiuto un atto di generosità estrema, compromettendosi per consentire a tanti la ricerca della felicità. Pedro è stato così generoso da intestare a Zapatero l’unica legge che gli consentirà un posto nei libri di storia.

Speriamo che di persone così, chiunque amino, qualunque sia la religione nella quale credano, quale che sia il colore della loro pelle ed il sesso con il quale nasceranno, non ne muoiano e basta. Speriamo che tra le braccia di qualche madre (o padre), ci sia oggi un piccolo Zerolo, pronto a cambiare il mondo.

Frittata vs totilla

Poche settimane fa la Spagna ha votato per eleggere Regioni e Comuni. I giornali hanno raccontato la grande ascesa di Podemos che ha conquistato l’alcaldia (Il sindaco) sia capitale che a Barcellona. Oltre a Podemos- che ci interessa per la somoglianza coi 5 Stelle- anche Ciudadanos (Liberali) ha ottenuto un bel successo.

Si è convertito, forse più di Podemos, nell’ago della bilancia, capace di allearsi sia coi popolari che coi socialisti.

Qulcuno parla anche del ‘coraggio’ che i nuovi partiti spagnoli starebbero dimostrando facendo accordi con PSOE (Socialisti) e PP (Popolari). Usando questi accordi contro la politica dei nostrani 5 Stelle di non allearsi con la Casta (termine originario dal libro omonimo di Stella e Rizzo, molto usato sia da C’S -Ciudadanos- che da Podemos).

Sulla scelta dei 5 Stelle di non ‘consentire’ la nascita di un Governo Bersani è legittima ogni opinione. Ma è sbagliato fare un paragone diretto tra Spagna e Italia e tra Podemos e 5 Stelle.

Esattamente come una frittata di patate non è una tortilla: gli ingredienti sono quasi gli stessi ma cambia il modo…e pure il sapore!

Primo: Tale madre, tale figlio.

I 5 Stelle nascono dalla rete, sulla spinta di una personalità pubblica – un leader megafono- che decide di impegnarsi nella costruzione di un gruppo di aggregazione civica. Podemos è il risultato dell’incontro di un movimento di piazza – gli indignados- con personalità accademiche, come il leader Pablo Iglesias, l’ispiratore Monedero e gran parte dei candidati alle Regioni.

Secondo: prima ti lavi le mani.

Podemos e C’S stanno facendo pubbliche richieste, come impedire relazioni tra istituzioni pubbliche e banche che fanno sfratti indiscriminati o di ‘pactar’ (fare patti) con partiti che non diano prima garanzie di puliza interna espellendo tutti i corrotti o gli inquisiti.

Terzo: non è mai colpa mia. 

In un contesto come quello spagnolo esiste sempre una forte opposizione. Se il patto è fatto con i socialisti, i popolari svonlgono il ruolo di contrasto e controllo all’opposizione e viceversa. In Italia questo concetto appare bizzarro. Abbiamo un fastidio incontenibile per chi sta all’opposizione, come se fosse un impedimento alla realizzazione delle politiche maggioritarie. Come se l’opposizione non avesse alcuna funzione di garanzia. ‘Lasciatelo lavorare’ è una frase ricorrente. Ha contribuito a costruire questa idea bizzarra della democrazia la propaganda berlusconiana, quella che dava sempre la colpa ai sindacati, alla magistratura, alla lega, a Fini, ai democristiani e chiunque, pur di evitare di parlare delle proprie responsabilità. Come se la colpa dell’immobilismo dell’Italia fosse di chi si oppone – e che dunque ha un potere residuale – invece che di chi governa. Non è colpa dei lobbisti, degli interessi privati o dell’economia dipendente dalla finanza. Non è colpa delle relazioni tra la politica e le banche. Non è per questo che l’Italia è il paese che ha visto aumentare più di ogni altro la differenza tra ricchi e poveri: rendendo i ricchi sempre più ricchi e i poveri ancora più poveri, annullando la classe media. E’ colpa dei sindacati! E’ colpa degli anarchici, degli ecologisti che bloccano il progresso e dei pancabbestia! Sono sarcastico ovviamente. In Italia è sempre colpa degli altri, lo è quando parcheggiamo in doppia fila e diciamo al vigile “vada a multare la gente ubriaca invece che star dietro a me’; dunque ciò vale anche per il Presidente del Consiglio.

Quarto: storia e sistema.

-Il sistema elettorale spagnolo è proporzionale con premio di maggioranza (10% dei voti =10% dei seggi, con bonus di seggi extra al primo arrivato). Significa che non ci sono quei minestroni – tipici italiani- dove tutto si mescola, dove  partiti come il PD si alleano con liste locali in difesa di interessi particolari, del tipo ‘Partito dei Cacciatori’ o ‘Viva il pane di Castiglione sul Bisonzo’ (Sono di pura invenzione…spero non esistano seriamente?!). Paritini e liste locali dello ‘zerovirgolatalmentepoco’ (cit. G. Gaber, vedi: La Democrazia) che hanno dentro di tutto, che non hanno strutture d’organizzazione democratica, basi politiche che controllino i propri eletti o  strutture-partito a cui rispondere. Sono spazi politici nascosti, zone d’ombra difficili da controllare. Intendiamoci: il contributo di associazioni e società civile è  prezioso e rigenerante nel sistema politico, ma il fatto che le liste nascano come funghi e arrivino a controllare le scelte politiche di regioni intere con lo 0,5% non è ne una rigenerazione, ne una garanzia democratica.

-Il bipartitismo è il secondo degli elementi che fanno della storia spagnola e del suo sistema qualcosa di molto diverso rispetto a quanto siamo abituati. In Spagna c’è stato un sistema basato su due partiti PP e PSOE che si alternavano alla guida del paese, concentrando la grandissima maggioranza dei suffragi in un sistema bipartitico. A distanze siderali c’erano partiti minori, spesso inipendentisti o autonomisti che davano appoggio parlamentare al governo. Si trattava di poche forze che non superavano in nessun caso il 10%(massimo storico della Sinstra Unita (IU) 1996 fu del 10,3%; Unione Progresso e Democrazia (UPyD) arrivò a sfiorare il 5% nel 2011). Un sistema in stle inglese o americano, insomma. Un sistema che oggi si è rotto definitivamente.

L’Italia ha sperimentato un bipartitismo imperfetto negli anni ’60-’70 con PCI e DC, ma con percentuali decisamente più basse rispetto a quelle del sistema spagnolo. Anche da noi l’idea di due partiti stava stretta all’elettorato e si scontrò con la realtà di un sistema molto più articolato, fino a raggiungere un bipolarismo artificiale, imponendo per legge un sistema di coalizioni. Il risultato è stato un ventennio di minestroni inconcludenti e corroti. Una maionese impazzita di partiti litigiosi costretti in un matrimonio infelice ed ipocrita.

Oggi questo sistema resiste in molta parte d’Italia. Speriamo che con l’Italicum (pessima legge sul lato della rappresentanza, ma ideale sul piano del sistema) che imposta un sistema proporzionale a doppio turno, con premio di maggioranza; il tempo delle sbobbe finisca presto. Con partiti strutturati e definiti per valori, programmi e leadership, si potrà controllare meglio e finirla con lo scaricabarile; chiedere a tutti di cercare accordi e convergenze sui temi, senza pregiudizi. Con un sistema così, ogni partito sarà responsabile di chi candida e di ciò che fa. Non ci saranno le liste dei sostenitori di De Luca che candidano amici dei camorristi, tanto ‘il PD è responsabile della lista sua’. Si potranno immaginare dei patti siglati davanti all’opinione pubblica, fuori dalla logica della spartizione. Allora si, si potrà pretendere da tutti dialogo e responsabilità.

ps. La tortilla è più buona delle nostre frittate di patate…ma la frittata di piselli di mia nonna non la batte nessuno!