Intervista ad un uomo libero

Iñaki Gabilondo è uno dei più importanti e stimati giornalisti spagnoli. In questa intervista fa delle interessanti domande ad un comico di grande caratura il Gran Wyoming. Sono sempre più convinto che in Spagna stia nascendo un grande movimento di pubblica opinione che è capace di mettere in discussione, come in nessun altro paese europeo, i dogmi del sistema economico modiale. Un movimento costituito da nuove generazioni, capace di strutturarsi ed ambire a concorrere, con qualche speranza di vincere, con le principali anime della politica spagnola. E’ un movimento che inizia a farsi sentire con la crisi economica ma che ha radici profonde nel DNA della Spagna moderna. Un pensiero critico che ascolta curioso i venti progressisti dell’America Latina.

Un movimento di popolo giovane, che non mette più al centro ne ideologie,  ne etichette e neppure posizionamenti ideoligici. Parla e lavora con i fatti, denuncia le degenerazioni spesso perverse del sistema e si spinge ad immaginare un mondo diverso. Wyoming è la faccia di un uomo che ha visto il franchismo, la transizione democratica, l’europeizzazione della Spagna con una prospettiva politica ed ideologica, ma senza pregiudizi.

Quello che vi propongo è l’estratto dell’intervista ad un uomo libero.

R – […]Ho una certa preoccupazione perché i miei figli appartengano ad una generazione che ha preso assoluta coscienza del fatto che il mondo sarà peggiore. 

Questa è una cosa nuova. Per me il mondo era una cosa stimolante, era una cosa là fuori, da scoprire e che bisognava conquistare; che bisognava prendere e che ti dava possibilità. Forse era una falsità in cui credevamo noi adolescenti, però lo pensavamo. Uno pensava, ‘perché no!’; sarebbe potuto diventare Mick Jagger. Non volevamo diventare delle rock star ma sapevamo di avere una possibilità di appagamento personale. Questa generazione è ormai cosciente del fatto che non è più così. La percezione che ciò che uno può dare abbia un valore di mercato è scomparsa completamente. 

Poi c’è un’altra sensazione -anche questa concreta- che non si proferisce perché è difficile accettare la realtà: probabilmente il cittadino, d’ora in poi, sarà un “ordigno esploso” senza alcun diritto o capacità di negoziare, senza alcuna possibilità di reclamare nulla; probabilmente senza alcuna possibilità di avere diritto al futuro e ad avere una vita propria. Quando parlano questi “elefanti” che ci governano oggi…sono banchieri. Mi chiedo in quale momento i cittadini abbiano deciso che ci governino i banchieri? Però hanno preso il potere. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), ad esempio. Questo è un Fondo che non ha creato altro che disastri, miseria e catastrofi in tutto il mondo. Il fatto è che una volta noi eravamo dalla loro parte, ma ora tocca a noi essere governati da loro e ci stanno facendo lo stesso. Bene, questi signori quando parlano di abbassare di più i salari, mi piacerebbe domandargli: qualcuno di voi sa quanto guadagna un lavoratore spagnolo? Non lo sanno, non ne hanno idea! Però loro hanno una consegna che è ‘abbassate i salari’ e flessibilità del lavoro…che non ci siano orari. Però può una persona avere famiglia se deve stare impegnato tutta la vati in un lavoro che non gli da neanche il denaro per arrivare a fine mese? E’ già difficile in Europa essere poveri perché non si ha il lavoro, però è una disgrazia ancora più grande essere poveri lavorando. 

La consapevolezza (ai giovani, ndr)gli è arrivata, io me ne accorgo. Vedo che non hanno l’urgenza di approfittare delle opportunità della vita perché pensano di non avere possibilità. Mi preoccupa perché c’è qualcosa nella formazione, qualcosa che si assorbe nel metre: questo cammino nel quale provi ad ‘essere’. Questo viaggio che alla fine è la tua vita. E’ un viaggio molto interessante, il progetto è buono e quello che ti succede durante è sempre positivo. Il resto, la depressione sociale, il lasciarsi andare, conduce solamente alla decadenza.  

[…]

D – Tu sei un padre, sei preoccupato e si vede,  ti preoccupa che i tuoi figli si sentano così o che abbiano ragione a pensarla così. Ma cosa bisogna invitali a fare? A protestare, a rivoltarci?

R- Si. C’è una cosa che bisogna inculcare. Noi abbiamo vissuto in una finzione di progresso e di essere Primo Mondo. Ci hanno invitati, noi abbiamo fatto ciò che ci hanno comandato. Ci siamo uniti ad un mondo dove già da secoli non si moriva più di fame, in un certo contesto scenografico di tranquillità. […] Ci siamo sentiti come in una botte di ferro, come su un transatlantico che naviga e che sembrava indistruttibile. Questo ci ha portati a statalizzare troppo le cose: ‘Che mi diano la sanità pubblica (ndr), che mi diano questo o quell’altro’. Il diritto a  pretendere dei diritti, che si erano diritti costituzionali, però qualcuno li aveva ottenuti a costo di sforzi, lottando tanto e con molta galera. In altri paesi no ma qui fu così, fu a costo della galera.

Ora che si demonizzano i sindacati, ad esempio, qui ci si sta dimenticando della gente che è finita in carcere per anni e anni per dire  solo “i mie compagni hanno diritto ad un salario giusto”. I figli di Marcelino Camacho la polizia li arrestò a scuola: ebbero l’indecenza di prelevarli in classe, prenderli e rinchiuderli con lui in cella. E’ quanto è successo in questo paese.

Per questo qui bisogna metterci la faccia. Bisogna metterci la faccia. Queste persone, le nuove generazioni (ndr), devono metterci la faccia. Devono capire che qui non cambia nulla ‘se non lo cambi tu’. Le devi cambiare tu una volta per tutte. Questi signori che ci governano sono gli autentici ‘sovversivi’, che hanno fatto una cosa molto bene: appropriarsi delle etichette e degli aggettivi, usare come insulto ciò che loro sono in realtà. Questa gente chiama fascisti gli altri: ma per piacere!

D- Quello che stai dicendo è ciò che pensano loro, i tuoi figli (ndr)? 

Certo. Loro ora devono recuperare la lotta sociale. Impuntarsi e pretendere un mondo nel quale sentirsi bene. Perché noi sappiamo che per la prima volta dopo migliaia di anni, per la prima volta una generazione vivrà peggio di quella che l’ha preceduta. Non è mai successo, questa è la prima volta nonostante il progresso nelle mani e tutti gli strumenti per poter riuscire.

Devono prendere coscienza del fatto che è così. Però intanto è arrivata la cibernetica, l’era di internet. C’è la realtà virtuale e c’è la realtà della piazza. Ti puoi imbattere in convocazioni di manifestazioni virtuali con due milioni di persone che la convocano su internet e tremila persone che poi vanno in piazza: così non cambia nulla. Non si conquista posizione fino a che non arriva la fanteria e pianta la bandiera. Questa è la realtà. Se quando la gente dice “facciamo una manifestazione”, quel giorno si riuniscono un milione di persone le cose si cambiano. Si cambiano in un giorno. Un giorno ci mettono la faccia e si ferma tutto. E’ successo molte volte nella storia. Però la gente deve avere coscienza perché è ciò che la gente ha smesso di avere, come la solidarietà. Una persona lavora nel suo ufficio con aria condizionata e non si sente più un lavoratore: amico sei un operaio! […]Non te ne accorgi?

Dovremmo aver coscienza di classe, ma la coscienza di classe è sparita. Viviamo in uno stato amorfo dove finche non recuperiamo coscienza e voglia di cambiare le cose non cambieremo nulla. 

D- Il rimprovero che spesso ti hanno fatto: sei ricco e continui questo discorso sociale. Quante volte ti hanno rinfacciato questo come se fosse una contraddizione? 

R- Sempre. Però non solo me lo hanno rinfacciato, ma sembra che questo debba togliere valore a tutto quello che dico. E’ una questione di decenza: io la pensavo così anche quando non ero ricco. 

Per me la coscienza non è una cosa che sta in relazione diretta con il controcorrente. Questo è quanto è passato a molta gente che era comunista e ora è fascista. Tutto per denaro. Gli va bene, questo è quello che chiamano ’traiettoria logica’. A me sembra completamente illogico. Io ho lo stesso rispetto del cittadino da ricco e da povero. Però c’è di più: non capisco perché il ricco deve prendere a calci il povero, dove sta scritto? 

Non è solo una questione di altruismo o di generosità; è una questione di intelligenza. Io non voglio vivere in un posto circondato da cannibali che vengono per mangiarmi, in uno spazio con torrette d’avvistamento, come negli Stati Uniti, dove nelle zone residenziali sono protetti dalla ‘plebe’. No, io voglio che i miei concittadini vivano bene, non solo perché è giusto, ma perché anche io vivrò meglio. I miei figli possono giocare in strada quando c’è pace sociale e questo ha un costo, un costo che vedono coloro che non ce l’hanno. Quando io incontro persone che vivono America Latina, che stanno in situazioni molto drammatiche, quando sono seduto fuori al tavolo di un bar a bere una birra mi dicono ‘questo nel mio paese sarebbe impensabile: verrebbero con un 4×4 e ci sparerebbero addosso’ o ‘i miei figli non possono giocare per strada’ ‘non esiste questa realtà nel mio paese’. Io non voglio questo per il mio paese. Il ho i soldi, si, ma voglio vivere bene. Vivere bene significa che anche i miei concittadini devono vivere bene. Coloro che stanno facendo l’esatto contrario un giorno dovranno pagare un prezzo per questo. Non sarà il posto in un consiglio d’amministrazione, in una impresa che hanno privatizzato poco prima. Parlo di un prezzo diverso.

D – Ti hanno invitato ad entrare in politica qualche volta? 

Si, ma non vado bene per quello. Non posso sottostare a norme e regole, devo poter dire quel che penso perché non ho alcun obbligo. Io non ho vocazione di servizio. 

Però ho la vocazione di non nuocere a nessuno.

Si, voglio vivere bene. Ma questo non mi impedisce di dire quello che voglio in ogni situazione. 

D- Grazie.

R –Grazie a te

Ho tentato la migliore traduzione possibile. Il video è per chi mastica la lingua originale (La tradzione parte dal minuto 47)

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