L’inglesismo insopportabile del giorno: Ninja Marketing

Il mondo della comunicazione è dominato dall’inglese. Le espressioni anglosassoni la fanno da padrone in saggi sui media, nelle agenzie pubblicitarie e perfino nelle università di comunicazione; dove abbiamo dei docenti tanto più occupati dei loro colleghi francesi o spagnoli, da non trovare il tempo di tradurre neanche uno degli inglesismi inutili del settore. Il costume prevalente, si sa, vuole l’inglese come lingua esclusiva della modernità…per timore, probabilmente, che i neologismi facciano diventare ciechi. Ma questa psicosi anglo-scema pare non avere il senso del ridicolo: ogni volta che sembra aver raggiunto il peggio, scopriamo che c’è qualcuno che sa fare di più. E’ il caso di questo articolo di Ninja Marketing. Lo consiglio perché è fantastico. Fantastico nel senso che appartiene al genere fantastico: la lingua usata, di pura invenzione, è degna del miglior Tolkien.

http://www.ninjamarketing.it/2015/09/23/i-5-errori-che-i-brand-commettono-su-facebook/

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È tutta colpa del nord

Si dice spesso che il sud è un peso morto di corruzione, sprechi e scansafatiche. Che se il sud andasse ad una velocità anche poco sotto la media del nord produttivo l’Italia si giocherebbe con la Germania il podio d’Europa. Tutta colpa dei meridionali che sono nati sbagliati, che nella loro storia non hanno combinato nulla, che senza il nord non sono nulla. Sono poco laboriosi, disorganizzati ed ignoranti. Meno spesso si dice che la ricchezza del nord l’hanno fatta in buona parte i meridionali. Il gigantesco esodo degli anni dell’industrializzazione ha estirpato generazioni intere di terroni, trasformandole in braccia di lavoro per le fabbriche del nord. Esodo che spinse l’edilizia, che portò e continua a portare le menti migliori nella pancia del nord. Mentre il sud rimane un grande mercato di decine di milioni di consumatori che comprano le merendine, le brugole (in onore di una delle scene più belle di ‘1992- la serie’ dove Leonardo Notte dice al venditore di brugole: «La gente li fuori è orribile. Non io, non lei, gli altri. Sognano cose indicibili») o le automobili del nord. Un mercato, nulla più. Nessuno parla del fatto che il sud era il più grande e potente dei regni della penisola prima dell’Unità d’Italia, con la terza marina mercantile al mondo. Era una grande potenza europea il regno borbonico. Uno stato ricco, con tanto denaro in cassa: Le riserve auree del Regno duosiciliano furono il principale apporto alla banca d’Italia e l’unica salvezza per i debiti piemontesi. Il sud era ricco di architetture, tecnologicamente all’avanguardia e Napoli e Palermo venivano raccontate con gli occhi dell’amore da immensi scrittori. Il nord non se la passava tanto bene, c’era l’emigrazione-sconosciuta al sud- e la pressione delle potenze straniere creava non pochi problemi. Inutile fare il riassunto di Terroni di Pino Aprile o parlare dei documenti che descrivono l’unità d’Italia con rigore storico e fuori da propaganda e patriottismi sgangherati. Storia che racconta una verità inoppugnabile: chi ha perso di più dall’unità d’Italia è il sud. Neanche di questo si parla, ma si dovrebbe. Servirebbe a spiegare che i meridionali non sono geneticamente sbagliati. Servirebbe a spiegarlo al nord,certo; ma ancor più, servirebbe al sud.

Proviamo a sfatare alcuni luoghi comuni del nord (e ormai di tutta l’Italia) sul sud.

I meridionali non sono lavoratori.

È vero che al sud ci sono un mare di persone parcheggiate senza motivo nelle strutture pubbliche in cambio di voti o che vivono di espedienti, false invalidità o di contributi statali di varia natura. Questa cultura diffusa è indecente e va estirpata. Ma i meridionali non vivono mica tutti al sud! La parte più colta, lavoratrice e giovane del sud vive al nord. Eh si, perché se è vero che nei bar dei paesi del meridione è pieno di fancazzisti, è altrettanto vero che al nord è pieno di terroni brillanti. Allora i terroni non sono tutti ‘da bar’. Il fatto è che i talentuosi giovani meridionali al sud non trovano lavoro e quindi vanno a nord ( o all’estero). Basta iscriversi ad un sito internet per la ricerca di lavoro: le offerte sono quasi tutte al nord. Non giriamoci intorno: al sud la scommessa di futuro ha probabilità bassissime di essere vinta, rischi enormi, complicazioni inverosimili. Il mercato del lavoro è a nord, così i giovani del sud, quelli colti e pieni di entusiasmo, se ne vanno lasciando il dominio dei bar del sud ai fancazzisti. Chi consce la cultura contadina del sud sa quanto è severa e legata al valore della fatica. Quanto il sudore sia centrale nella dignità di un’esistenza e nel guadagno del rispetto sociale. L’anima del sud, come quella di ogni luogo, è di una terra di lavoratori dalle mani consumate dai calli e la pelle indurita dal sole. Al sud rimane il peggio; il meglio se ne va lasciandosi alle spalle paesi spopolati, campagne abbandonate e tanti vecchi, che vivono da vecchi e con idee vecchie. Ci sono paesi dove gli anni ’70 quasi non sono arrivati perché i ventenni degli anni sessanta erano emigrati al nord. Il sud non ha vissuto il sessantotto perché i sessantottini lottavano a Milano o protestavano alla fiat di Torino o nelle piazze di Roma. Il meridione e i meridionali sono due cose diverse.

I meridionali non hanno spirito di impresa.

Possiamo dire giustamente che il motore industriale dell’Italia è a nord. Possiamo anche dire che il sud non riesce a fare sistema e a sviluppare distretti industriali solidi. Esistono anche esempi d’avanguardia,dei quali poco si parla e che purtroppo rimangono isolati. Possiamo dire che si tratta di un problema culturale, cosa in parte vera, ma se siamo persone serie, dalla mentalità imprenditoriale dobbiamo analizzare le ragioni per cui nel sud non si fa impresa: la questione culturale non basta a motivare il problema. Uno dei motivi dell’arretratezza industriale del sud è voluto. Nel dopoguerra, infatti, i piani di sviluppo strategico italiani raccontano un paese diviso in due parti: Il nord industriale e il sud agricolo. Era una scelta deliberata. Per chi la fece era forse dettata da ragioni strategiche fondate: Il sud Italia garantisce un clima perfetto per l’agricoltura e si prestava a tale scopo. Il nord era invece più vicino al centro Europa e dunque più adatto ad l commercio di manufatti industriali. All’epoca si ragionava per poli industriali e prob as vilmente non c’era la percezione del livello di industrializzazione al quale saremmo arrivati. Dunque l’arretratezza industriale del sud nasce da una politica strategica di Roma, una politica economica sbagliata. Il secondo elemento ha a che fare con le infrastrutture: quale struttura industriale è capace di lavorare senza infrastrutture adeguate per il trasporto delle merci? Quale imprenditore serio investirebbe a Matera, capoluogo di Provincia che non ha neanche una ferrovia? In un territorio dove lo Stato ( non il sud, lo Stato con capitale Roma) non riesce a finire un’autostrada in quarant’anni? Per non parlare degli aeroporto, dell’alta velocità ferroviaria, dei porti e della sicurezza. Tutte cose che gestisce lo Stato, non le regioni. Tutte responsabilità italiane non terrone. Perché lo Stato infrastruttura il nord e non il sud? Perché l’alta velocità si ferma a Napoli escludendo un terzo del Paese? Io credo che la ragione sia che le grandi lobby italiane stanno al nord e che il loro peso si fa sentire quando è ora di progettare le infrastrutture nazionali e stanziare risorse. Nessun complotto, solo i cari vecchi interessi e il potere del denaro. Sta di fatto che no. Potrebbe perfino essere che i terroni non siano tagliati per l’industria, ma fino a quando non togliamo loro questa lista di grosse scuse non potremo mai esserne certi.

I meridionali sono più corrotti dei settentrionali.

Questa idea nasce dal fatto che le mafie -frutto di un vuoto lasciato dallo Stato e dalla sua incapacità dall’unità d’Italia in poi di presentarsi in modo positivo- vivono al sud, permeano grossa parte del suo tessuto istituzionale ed economico e- cosa ancora più grave- culturale. Le mafie influenzano le decisioni, a volte le impongono. Le mafie decidono la qualità della vita dei territori del sud. Sono considerazioni ben ferme nell’immaginario collettivo di ogni cittadino italiano. Il fatto però e che una narrazione di questo tipo semplifica il problema mafioso, definendolo come una degenerazione meridionale. Lo è certamente; ma non è solo questo. È come raccontare del cacciatore che imbraccia il fucile e uccide il lupo senza spiegare ciò che ha fatto a cappuccetto rosso. La storia della mafia raccontata solo come ‘cosa del sud’ è parziale. La mafia esiste, come la conosciamo, come conseguenza dell’approccio colonialista dei Savoia. La mafia fu svezzata dalle scelte politiche folli dei primi anni di Italia Unita. Esiste come sostituta di uno Stato oppressivo e violento. Da il lavoro e l’assistenza che lo Stato è sempre stato incapace di dare al sud. Ma la mafia è anche legata all’economia del nord, alle sue aziende. La mafia ne smaltisce i rifiuti e mette a disposizione capitali. Milano è una città mafiosa, meno di Palermo o Napoli per gli ammazzamenti in strada o per il pizzo, ma mille volte più mafiosa per i capitali e gli interessi mafiosi. Le scelte politiche dello Stato sono influenzate dalle mafie che portano voti, denaro e potere. Che crede che la mafia sia cosa del sud non ha capito nulla. Se poi si parla di cultura della corruzione e del voto di scambio vince il sud a mani basse, ma se parliamo di quantità di denaro sottratto allo Stato o di quanto denaro hanno rubato industriali falliti (es. Parmalat) o banchieri allegri, signori del cemento e palazzinari, beh il nord è medaglia di platino! La corruzione non ha latitudine, non ha a che fare con la bussola o con l’accento degli uomini. La corruzione è frutto di condizioni ambientali e impone a tutti l’assunzione di responsabilità. È l’Italia ad essere un paese mafioso e corrotto, da nord a sud. L’Italia è nata male e questo peccato di gioventù che volle dimenticare la gloriosa storia borbonica assoggettandola, imponendo la legge del più forte, ha devastato un paese e le sue potenzialità. L’Italia è spaccata in due per reddito pro capite, per vocazione e per cultura. Ma è unita sotto l’interesse mafioso: di fatto un interesse lobbistico violento. Le politiche nazionali sono influenzate dalle mafie e dalla corruzione che muovono capitali imponenti. Influenze che toccano nord e sud. Le mafie non hanno pregiudizi geografici quando si tratta di denaro. Pregiudizi che non hanno neanche i lumbard che con la mafia hanno fatto e fanno ricchi affari. I terroni sono ignoranti. Tra tutte le affermazioni questa è la più folle. Chiunque abbia conosciuto una famiglia meridionale, contadina o cittadina che sia, sa quanto la scuola sia un cruccio dei genitori meridionali. La cultura come strumento di emancipazione, di scalata sociale. Al sud come in nessuna altra parte d’Italia la cultura è un valore. Ma cultura prevalente a parte, l’idea che i meridionali siano ignoranti in modo colpevole è ridicola a prescindere da questo. Se esiste uno squilibrio tra nord e sud nel livello di istruzione, non lo si può certo imputare ai cittadini residenti sotto Roma. La scuola ( come le reti dei trasporti) è frutto delle politiche del ministero. Affermare che i meridionali o i loro rappresentanti siano responsabili di tale squilibrio è inaccettabile. I responsabili siedono a Roma negli uffici del ministero. Le politiche sull’istruzione – escluse le Regioni autonome- sono dello Stato. Perché no si mette nel banco degli imputati la gestione squilibrata e discriminatoria che lo Stato ha portato avanti al sud? Se esiste un problema in una parte del paese perché non si esige un piano strategico nazionale per ridurre la dispersione scolastica?

I terroni sono rumorosi e maleducati.

Mi è capitato spesso, soprattutto passando per Napoli, di trovare personaggi poco attenti al rispetto del prossimo in fatto di tono di voce o atteggiamenti cortesi. Ma innanzi tutto Napoli non è il sud e poi, qualche cafonazzo non può rappresentare l’intero popolo napoletano. I meridionali sono certamente più espansivi ed esuberanti e questo a volte viene portato all’eccesso. Ma questa esuberanza racconta uno spirito mediterraneo fatto anche di valori profondi, generosità disinteressata (vedi il caffe sospeso) e un’ospitalità senza pari. Insomma il sud ti avvolge con un calore umano e con un senso collettivo dell’esistenza che il nord non ha mai avuto. Si dice dell’Italia che sia un ‘paese mediterraneo; si dimentica che lo è solo per metà. Il nord produttivo fa della formale cortesia il centro di una convivenza civile e del rispetto delle regole un principio granitico. Un meridionale ci mette poco a mandarti a quel paese se non gli stai a genio e ad invitarti a casa sua se gli ispiri simpatia. Un settentrionale che ti si mostra gentile lo fa spesso per rispettare una regola di buona educazione, non per una simpatia sincera. Questo approccio limita i conflitti, attenua le incomprensioni e a volte risolve civilmente i contrasti. Ma delle volte allontana il prossimo e costringe la collettività in relazioni formali e freddi individualismi. Quando l’esuberanza supera il limite diventa cafonaggine, ma quando la cortesia diventa ipocrisia e perbenismo svilisce il valore dell’esistenza. L’Italia è un paese mediterraneo a trazione continentale. Questo ci rende diversi da spagnoli, greci e perfino dai francesi. Ci ha resi incapaci di dare il giusto valore a questo pezzo centrale dell’identità collettiva. Ogni aspetto proprio di un popolo mediterraneo diventa un difetto al punto che la nostra colpa principale parrebbe essere quella di non esserci ancora trasformati nei civili svizzeri, in inglesi o tedeschi. La trazione a nord ci allontana dal valore che la vita ha per un uomo nato nel mediterraneo, dai valori collettivi che porta con se e dalla vita gustata con lentezza, dall’originalità esuberante, dalla voglia sovversiva di scoprire il nuovo e dalla fantasia del caos calmo e assolato del mare nostrum. Se accettassimo la nostra identità mediterranea, capiremmo perché la penisola stivale è tappezzata di una ricchezza monumentale unica, frutto di fantasia d’arte.

Questo lungo elenco, di difetti del nord e giustificazioni per il sud, non vuole dimenticare le responsabilità del sud, la sua colpevole rassegnazione, il suo continuo giustificazionismo e l’attesa infinita di un messianico futuro radioso. L’incapacità di reagire una volta per tutte al morbo clientelare e l’indolenza condannano il sud per propria colpa, prima che per responsabilità altrui. Ma tutto questo non può coprire le responsabilità della Repubblica, le colpe storiche o lo squilibrio di trattamento. La discriminazione di accenti , tradizioni, o le condotte meridionali- che nulla hanno di indecente- che in quanto non corrispondenti all’idea continentale di civiltà, finiscono per essere bollate come volgari. Mi convinco sempre di più che il peccato originale dell’Italia è di essere nata male: fino a quando questa malformazione non verrà curata, vivremo in un paese sfilacciato e senza futuro.