L’indipendenza del sud

 

“The art stations of the Naples Metro”, Rai, 2015

Sono pochi a vedere il cambiamento epocale che sta attraversando il sud Italia. In Meridione iniziano a guardarsi con occhi diversi, con uno sguardo emancipato, non indotto. Dopo un secolo e mezzo di minorità il sud sta lentamente uscendo dal sentimento di inferiorità che lo opprimeva; dalla colpevolezza, incastonata nell’animo di ogni cittadino nato a sud di Roma, che il nord fosse ricco per meriti e il sud fosse povero perché se lo meritava.

Non è più il tempo dell’emigrato meridionale al nord, che nasconde il proprio accento per integrarsi e proteggersi da un contesto sociale discriminatorio e a volte razzista. Se oggi il nord continua ad illudersi della propria superiorità economica e culturale, come un fatto solo meritato, se continua a credere in stereotipi estremi sul sud e sui meridionali; il ‘terrone’ è invece portatore di una consapevolezza nuova e di un senso d’orgoglio all’appartenenza ad un sud che è stato minorizzato più da fuori che da dentro. Il sud non è più una terra brulla e desolata, ma un luogo nel quale, pur com mille ostacoli, si può tornare a fare impresa, con un potenziale inestimabile di turismo, agroalimentare, paesaggi incontaminati, creatività e beni culturali.

Molti giovani tornano a fare impresa, ravvivano la scena culturale di città come Napoli, Bari o Palermo e perfino Matera città delle cultura 2019. Sono molti a tornare dopo essere partiti. E’ un racconto che la TV o i giornali fanno poco, ma che vanta molta letteratura e tanti piccoli e grandi esempi.

Il racconto trito e ritrito dei media, concentrato solo sui problemi del sud, non tiene conto di primati nuovi e non è capace di cogliere un risveglio che si avverte. Si tratta di un inizio, intendiamoci, che ha bisogno di tanta energia per andare avanti. Però c’è, si sente e si vede, se si sa guardare bene. Fin qui può apparire una descrizione profetica, magari solo frutto di un desiderio di rivalsa sociale che mostra false realtà. Effettivamente è sempre affascinante immaginare la rinascita di un popolo, la sua emancipazione e il recupero della propria dignità.

Io però sono convinto che sia più di un desiderio, che ci sia qualcosa di più profondo e definitivo che si agita nelle viscere della punta dello stivale. Provo a raccontarvi come arrivo alla conclusione che il rinascimento meridionale è più che possibile, e che qualcosa sta veramente cambiando.

1) Emancipazione culturale

Il sud si è popolato di una nuova classe di intellettuali che guarda al modo, che lo conosce e che lo ha vissuto, si è affacciata nella scena culturale del sud con uno sguardo nuovo. Uno sguardo capace di vedere il potenziale del sud.

Intellettuali che criticano puntigliosamente la realtà, ma anche intellettuali che danno lustro alla grandezza della cultura terrona.

-Uno dei più influenti nella emancipazione del sud è senz’altro Pino Aprile che col suo ‘Terroni‘ ha raccontato alle masse la vera storia dell’Italia post unitaria, la grandezza del sud prima della conquista sabauda e l’abuso in pieno stile coloniale che ne è seguito; condito dai soprusi e dagli assassinii di massa, dal razzismo imperante, dalla deindustrializzazione, da un furto sistematico e un travaso di ricchezza dal sud al nord. Un racconto occultato per convenienze politiche, che va all’origine dei problemi del sud e dell’unità vera di un’Italia che ad oggi, dopo un secolo e mezzo, è unita politicamente ma di fatto spaccata in due.

-Fondamentale Roberto Saviano e la consapevolezza sul devastante sistema camorristico che ha divorato la ricchezza campana e l’anima calda di Napoli. Spesso i napoletani lo criticano per la pessima fama che, secondo loro, avrebbe dato alla città, romanzando solo il marcio partenopeo. I napoletani si arrabbiano e si sforzano sempre di dimostrare che sono gente per bene e di cuore; che Napoli sta cambiando e non è solo rifiuti e camorra: la dimostrazione che le pagine scritte da Saviano sono un atto d’amore, uno sforzo rivoluzionario, un pugno in faccia; sono la scossa di un defibrillatore che riporta alla vita. Il moto d’orgoglio di questi ultimi tempi è il risultato della descrizione cruda della realtà camorristica locale e del livello basso al quale si era arrivati; dei titoli dei giornali sulla crisi rifiuti e delle prime pagine su tutti i media del mondo.

Insieme agli intellettuali c’è la generazione Erasmus, che torna e che ha la consapevolezza che non esistono paesi in Europa così divisi. Una generazione che il pregiudizio settentrionale non ha plasmato, alla quale non è stata inculcata una castrazione identitaria; che non ha dovuto svendere le proprie origini per un salario e che ha le basi culturali e il senso critico per capire quanto della narrazione settentrionale sul sud ha senso e quanto è irrispettosa, spocchiosa o fasulla.

2) Benvenuti al sud

Benvenuti al sud‘ ha fatto tanto, restituendo un’immagine ridicola degli stereotipi ‘polentoni’ sul sud e di chi ci crede. Una descrizione super pop dell’idea, spesso frutto di ignoranza, che il nord ha del sud. Ha aperto gli occhi a tanti, al sud e pure al nord.

3) La musica

Ci sono molti cantanti che hanno fatto, e non da oggi, della meridione il centro di intere esperienze artistiche. Penso agli storici Teresa De Sio o Eugenio Bennato e allo scomparso Pino Daniele. Poi c’è lo scenario musicale salentino pop, o quello napoletano del rap: tutti artisti politicamente e socialmente impegnati e quasi sempre meridionalissimi.

4) La rinascita della Puglia e il Cinema

Ma un contributo enorme lo ha dato la Puglia. In pochi anni il Salento è diventato una delle calamite turistiche più importanti d’Italia, una meta alla moda, perfetta per i giovani. Si sono moltiplicati i film girati in Puglia, grazie ad una ottima Puglia Film Commission, che hanno portato l’attenzione su paesaggi e città che nessuno conosceva, che splendono di pietra bianca, barocco e calde luci notturne. L’agroalimentare pugliese è sempre più apprezzato e conosciuto nei mercati. Potremmo poi parlare della cura dei centri storici o dell’arrivo degli stranieri che, come accaduto negli anni ’90 in Toscana, iniziano a comprare anche masserie e trulli. Perfino la pizzica è diventata una calamita per il turismo, e -incredibile!- un attrattore per i giovani. Tutto in una regione che appare emancipata, progressista, festaiola, organizzata meglio delle sue vicine e orgogliosissima delle proprie tradizioni; ma anche curiosa del futuro e con tanta voglia di rivincita.

Presto anche la Baslicata -che cresce a ritmi pazzeschi, anche grazie al petrolio- si farà sentire, con Matera Città della Cultura 2019, ma anche con il suo agroalimentare e i suoi borghi medioevali, immersi in un verde fantastico e conservati come quelli umbri, anche se non ancora tutti così ben tenuti.

Persone, storie e personaggi che raccontano un meridione che ritrova una sua indipendenza culturale ed identitaria, capace di pregi e non solo di difetti; di insegnare oltre che imparare.

Un sud emancipato dalla subalternità al nord, che cerca una strada autonoma , i cui cittadini iniziano a rendersi conto che le decisioni governative sono influenzate da potenti lobbie e con esse la distribuzione dei soldi pubblici. Le lobbie sono al nord e con vari giochetti riescono sempre a spostare verso il nord i soldi dello Stato.

5) Politica e indipendenza

Stanno nascendo movimenti locali in opposizione ad una politica cieca e a partiti nazionali che hanno sempre e solo ‘usato’ la questione meridionale. Può essere l’inizio della rinascita ma anche un grande rischio per il nord. Una situazione in stile Belgio, dove i partiti indipendentisti territoriali hanno visto un rovesciamento della situazione economica: i fiamminghi sono di colpo diventati più ricchi dei francofoni e il Belgio è governato da coalizioni caleidoscopiche (mille partitini regionali) che litigano di continuo, fino a sfiorare la secessione. Se in Italia qualcuno non capisce in tempo che è necessario ridare dignità al sud, anche a discapito di perdere qualche consenso al nord, potremmo trovarci davanti ad uno scenario simile, anche solo tra dieci anni.

Forse sono parole al vento, speranze vane di una rinascita che nessuno di noi vedrà. Forse sono segnali simili alla rinascita napoletana che Gianni Minà provava a raccontare con Troisi a Blitz nell’82, e che verrà stroncata dal disincanto, dalla fatica del cambiamento, dal fatalismo più cupo. Le rivoluzioni che cambiano ogni cosa arrivano dalle ceneri di crisi pesanti, dalla disperazione dell’immobilismo, dalla sofferenza del vivere. Il sud oggi ha voglia di sgomitare e di prendersi la rivincita, che ci riesca o meno dipende dalla sua voglia di lottare. Io sono convinto che, se vuole, può.

 

Nb. Non parlo di Sardegna quando parlo di meridione perchè la Sardegna non è meridione. Non lo è per storia o per identità culturale: farlo sarebbe un grave errore. Alla mia isola dedico un capitolo a parte.

*Per anni hanno raccontato che il nord manteneva il sud, che la cultura assistenziale aveva regalato alla corruzione e all’incapacità meridionale milioni di euro sudati a nord. Non si è raccontato che i vari piani di detassazione per le imprese che investivano al sud si sono trasformati in regali dello stato alle industri del nord che, come locuste, fingevano di andare al sud per fare sviluppo e una volta intascati i finanziamenti statali chiudevano baracca e burattini e se ne tornavano ai piedi delle alpi…con le tasche piene. Non si racconta che i fondi europei per le aree svantaggiate venivano prima assegnati alle regioni del sud e poi con cavilli vari ritornavano quasi tutti a finanziare infrastrutture e servizi al nord. Ma se tutti questi fatti non eliminano il reale sperpero, che comunque ha fatto il sud, di denaro nei meandri della corruzione, delle clientele e nelle mani di mafie varie; ci sono dati inconfutabili che raccontano le colpe dello stato e del nord.

Basta pensare all’abisso infrastrutturale tra nord e sud, che si riproduce in ogni investimnto statale. Gardiamo alle ferrovie: è possibile che l’alta velocità finisca a Napoli? Il principio è che al nord c’è il polmone industriale d’Italia e dunque maggiore necessità di investimenti e modernizzazione infrastrutturale. Vero, ma come si fa a pensare che il su possa svilupparsi competendo con ferrovie e strade ridicole, traffici portuali danneggiati dall’assenza di una politica che privilegi i porti del sud quali hub in concorrenza con quelli del nord Europa. Se non diamo parità di infrastrutture la gara è truccata.

Potremmo continuare a lungo, parlando di scuola, costo dell’energia e sicurezza. Ma non serve. Il fatto è semplice: il divario esiste ed è responsabilità dei meridionali e delle proprie classi dirigenti, per quanto riguarda i servizi locali, ma è grossa colpa dello Stato e quindi anche del nord, l’incapacità (forse sarebbe meglio dire non volontà) di fornire gli stessi servizi statali e con la stessa qualità. La domanda è: perché lo Stato fornisce gli stessi servizi in tutta Italia ma al sud sono pessimi e al nord di molto migliori?Al sud se ne sono accorti.

 

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