La casta e il “pericolo populista”

Populismi vs la casta

Ormai la guerra di valori è iniziata: da un lato i populisti dall’altro la casta.

Nessuno di questi due termini rimanda a sentimenti positivi ne suggerisce ottimismo. Se da un lato il populismo usa gli istinti più stomacali del popolo per attrarre consenso contro un nemico, dall’altra la casta racconta di un gruppo oligarchico di potenti e corrotti gruppi di potere, interessati solo a conservare, se non accrescere, il proprio potere individuale a costo di opprimere diritti, valori e dignità altrui. Una semplificazione che merita complessità.

Per capire cosa, veramente può accadere in questo 2017, dobbiamo andare a fondo, a costo di sporcarci.
I movimenti populisti sono tra loro molto diversi, alcuni pericolosi.

1) Populismi della restaurazione.

Germania. AFD (Alternativa per la Germania), partito neonazista che dice di non essere nazista ma propone cose che ai nazisti sarebbero piaciute un sacco, cresce e probabilmente entrerà in parlamento. (NB. ripudio i nazisti, ragion per cui non inserirò link che possano migliore l’indicizzazione di un partito la cui ideologia disprezzo )

Francia. Marine Le Pen, sembra meno pazza della sua collega tedesca, ma vuole tornare alla grande Francia che esiste ancora e può esistere solo nella fantasia del nazionalismo francese e dei nostalgici gollisti.

Regno Unito. Liberati della matrigna Europa, stanno pericolosamente spostando il timone verso gli USA trumpiani e la prima ministra May racconta agli inglesi che sono “grandi” e possono tornare ad essere grandi come un tempo: il che fa sospettare che anche loro ci credano sul serio!

Italia. Salvini ha la faccia come le ruspe e non rinuncia a ogni occasione che gli si presenta per metterla – la faccia- davanti ad ogni cosa: terremoti, emergenze neve o sagre di paese. Il suo cavallo di battaglia è la difesa del suolo patrio dall’arrivo di immigrati pericolosissimi che rubano il lavoro, sporcano, rischiano la vita in mare per sport e hanno gli occhiali firmati e i telefonini comprati coi soldi nostri (60 al giorno dice), mentre dormono in hotel stellati. La sua soluzione al problema non è chiara, quando è chiara non è praticabile e quando è praticabile ci fa regredire al Medioevo.

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Questi sono i movimenti di restaurazione. Restaurazione dei confini nazionali e delle monete. Restaurazione, in alcuni casi, anche di sistemi repressivi che contemplano la tortura e di leggi che discriminano per razza, religione o intervengono in condotte private. Alcune proposte sulla difesa personale presentate dalla Lega Nord, ad esempio, consentirebbero di uccidere un essere umano se entra nel giardino di casa tua, perché sta violando la proprietà privata, che evidentemente è considerata più importante della vita altrui. Un assassinio preventivo, che dovrebbe maggiore sicurezza…come le guerre preventive di Bush che infatti hanno eliminato il pericolo terrorismo terrorismo…seh!
Sono movimenti che si basano sull’idea che delegando i problemi a chi li vuol risolvere -solitamente leader assoluti- con il sistema binario, tutto migliori: la democrazia no si riforma, si liofilizza.

C’è anche il UKIP inglese di Farage che ha vinto il referendum per uscire dall’Europa ma ha esaurito il suo ruolo storico, dato che la prima ministra inglese sta facendo esattamente quello che avrebbe fatto lui. Poi c’è Trump, che non è europeo ma avrà grande influenza sull’Europa e può stare nella famiglia della restaurazione sentendosi comodo, comodo.

2) Populisti delle democrazia diretta.

Poi ci sono i populisti della democrazia diretta: Podemos in Spagna, Varoufakis in Gracia e non solo, i Pentastellati in Italia.
Movimenti che nascono dal basso, dalla stanchezza di classi istruite che considerano inaccettabile il sistema economico vigente e la spregiudicatezza della casta. Sono uniti da una figura-megafono che funge da sintesi della pluralità di un mondo complesso, spesso disorganizzato a volte privo di esperienza.

Spagna. Il movimento Podemos nasce dalle proteste di indignados che occupano per mesi la piazza Puerta del Sol di Madrid, dalle assemblee aperte di quartiere di Barcellona e tante altre capitali iberiche. Un gruppo di professori universitari e qualche intellettuale puro fanno da classe dirigente, Pablo Iglesias da Leader carismatico e unificante. Podemos vuole restituire ai cittadini il controllo delle scelte politiche attraverso una democrazia  partecipata, rompendo il meccanismo bipartitico spagnolo. La formazione morada lavora per una più equa distribuzione della ricchezza lavorando per una modifica progressiva del sistema economico mondiale, un salario minimo garantito, agenda ecologica, lotta alla corruzione e rottura dei legami tra la politica e i grandi poteri privati che hanno il potere di influenzare ogni politica pubblica.

Curiosità: P. Iglesias -oltre ad essere un docente univeristario e avere antenati con ruoli politici importanti in Spangna da entrambi i rami della famiglia- parla molto bene la lingua italiana e conosce la storia tricolore; cita spesso Gramsci, Machiavelli, Calvino e Berlinguer. Ha importato dalla politica italiana e quella spagnola  il termine “casta”. Molte delle sue idee hanno radici nei movimenti di sinistra che hanno caratterizzato le democrazie Latinoamericane nel decennio passato (Argentina, Cile, Venezuela, Ecuador, Uruguay, Bolivia o Brasile).

Italia. I 4 Stelle, li conosciamo: comitati nati dalla società civile per risolvere problemi locali, spesso legati all’ambiente, che dialogano e finiscono per diventare un unicum con Beppe Grillo, le sue idee ecologiste e la sua forma di populismo anti-casta e anti-sistema economico che disegnano un mondo con infinita fiducia nell’evoluzione tecnologica e nella rivoluzione della rete.

Grecia. Syriza -partito del Primo Ministro greco tsipras- sembra essersi adeguato alle politiche di asterità imposte dal Bruxelles, ma rimane ideologicamente critico ne confronti del sistema economico eruopeo dipendendte dalla speculazione finanziaria e da quello che considera uno strapotere tedesco.  Intanto quello che fu ministro del tesoro del governo ellenico, Varoufakis, tenta di costruire un movimento transnazionale – Chiamato DiEM25 con l’ambizione di raggruppare chiunque consideri il sistema liberista una piaga per l’Europa per riformare il sistema politico europeo restituendo al parlamento comunitario e ai cittadini il controllo delle istituzioni UE. Inoltre si pone tra gli obiettivi quello di scrivere una costituzione europea che rimpiazzi tutti i trattati vigenti.

In America Latina da molti anni assistiamo a una ondata di populismi di sinistra che hanno prodotto importanti avanzamenti nei diritti sociali e civili e nella diffusione di servizi pubblici universali. Citerei tra i più carismatici il sublime Pepe Mujica, ma anche Luiz Lula da Silva e Rafael Correa, ancora in carica. Negli USA i movimenti di protesta contro Wall Street sembrano aver fallito ma Bernie Sanders e le proteste contro il nuovo presidente fanno pensare ad un movimento popolare crescente imparentato con quelli europei e latinoamericani. 

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Se nel caso dei populismi della restaurazione i valori sono vecchi e il senso è quello di rispondere alla paura con le barricate, nel caso dei populismi della democrazia diretta il senso è quello di considerare irriformabili i partiti che già esistono e di tentare una ricostruzione dalle radici del senso stesso della democrazia, restituendo al popolo la supremazia e ridistribuendo la ricchezza.

Due risposte populiste agli stessi problemi. Io, come si sarà capito, tifo per la seconda. Perché il populismo della restaurazione si alimenta di paura; quello della democrazia partecipata risponde con la speranza.

3) La casta

Poi c’è la casta. Un gruppo di forse che raccoglie ancora il cinquanta, sessanta percento dei voti. Semplificando potremmo dire che sono socialdemocratici, popolari e liberali che hanno retto l’Europa negli ultimi venti anni. Qui urge fare un precisazione: chi vota questi partiti non è solo la casta, esattamente come chi ne fa parte.

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Ma se analizziamo quanto fatto da socialisti e popolari in Europa negli ultimi anni, vediamo che le politiche economiche, la gestione del potere e le politiche di austerità e taglio dei diritti sindacali, con conseguente spremitura di classi medie e poveri (impoverimento certificato dall’ONU) in favore dei più ricchi, non ci permette di distinguere gli uni dagli altri.

Spagna: I socialisti hanno preferito astenersi per consentire lesistenza di un governo di destra pur di non allearsi con Podemos e regionalisti.

Germania: i socialdemocratici e democristiani governano insieme da due legislature.

Italia: i governi si reggono dalla caduta di berlusconi con alleanze spurie tra PD e partiti di destra ( Berlusconi, Monti o Alfano).

Allenaze più o meno palesi che disegnano un quadro drammatico per le forze storiche europee evidentemente svuotate di consensi dai nuovi arrivati ed etichettate come casta dai loro stessi militanti.
Accade in Germania dove l’SPD (Partito socialdemocratico) ha pagato con un crollo dei consensi l’alleanza con la Merkel; in Spagna il segretario e candidato premier Sanchez si è dovuto dimettere costretto dalla direzione del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo) che ha voluto l’accordo di astensione con i popolari e far nascere un governo di destra, facendo piombare il partito nella crisi peggiore della sua storia e militanti inferociti. In Francia Hollande non è riuscito ad attuare quasi nessuna delle promesse di tassazione della rendita finanziaria e limitazione della spregiudicatezza dei marcati, seguendo, invece, le solite raccomandazioni delle società di rating, tagliando i diritti dei lavoratori. In Italia la riduzione dei diritti sindacali con legge sul lavoro (che mi rifiuti di chiamare con l.inutile e ridicolo inglesismo “Jobs Act”…che fa pure venire in mente “Sister Act”!), i favori ai petrolieri, le alleanze con Berlusconi e Verdini, i proclami sull’Europa caduti nel vuoto, le amicizie con i grandi potentati, i salvataggi delle banche, la pessima riforma della scuola e la furbata della riforma costituzionale bocciatissima nel referendum, hanno visto il PD chiudersi in un conservatorismo incomprensibile infiocchettato da una propaganda spregiudicate e stridente con il malessere del paese. Questo aggravato da decenni di inconsistenza della sinistra, distruzione del legame storico con le grandi lotte per eguaglianza, ricchezza distribuita e diritti sociali. Un popolo progressista che, ormai, non crede neanche più che si possano sperare certe conquiste; che non chiede più di dire “qualcosa di sinistra”, rassegnato com’è al meno peggio e schiavo del pensiero unico liberista, ideologia monolitica e religione intrisa di dogmi.

Possono i partiti che ci hanno governato fin qui svincolarsi dai grossi poteri da cui ormai dipendono? Riusciranno a staccarsi il guinzaglio e camminare liberi o sono troppo abituati alla cattività? Cos’è più pericoloso: che continui a controllare il potere la casta o che lo facciano i populisti?

Lo scopriremo. Presto.

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