Sono viziato

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ALDI  32325 Alton Grand Opening

Sono viziato.

Non ho mai vissuto in periferia, circondato da palazzoni a mille piani, tanto cemento e macchine. Ho avuto la fortuna di crescere in quelli che nella mia Sardegna si chiamano ‘villaggi’ (Simili ai subarbs americani). Villette unifamiliari con il giardino, vicine alla campagna e al mare. Ho studiano nel centro città, tra viuzze e palazzi disegnati dai secoli, dove le persone resistono all’invasione delle auto, dove ancora ci sono segni della vita di quartiere e la gente si saluta per strada.

Qui no. Qui nella periferia vera è il cemento che vince. L’asfalto e le auto. Qui vince l’alienazione, qui la società è spaccata in tanti io, soli, spaventati, a volte infastiditi, che lottano ogni giorno per ritagliarsi uno spazio di esistenza e difendere la propria dignità. Qui il supermercato riserva uno spettacolo inquinante.

Supermercato

Se avete dubbi sulla direzione che il nostro mondo occidentale sta prendendo, mettetevi in un angolo in un grande centro commerciale di periferia e osservate le persone; osservate chi siamo diventati. Si arriva in macchina, girando nel parcheggio alla ricerca del posto più vicino possibile all’entrata; per poi rassegnarsi a quello non vicino. Si entra col carrello, un grande carrello, che quasi sempre si riempie. C’è il parcheggio selvaggio dei carrelli e dei cestini, perché non importa se da fastidio il mio carrello in mezzo alla corsia, non ha importanza se qualcuno inciampa sul mio cestino o se con il menefreghismo impedisco il passaggio: io parcheggio dove mi pare! “Chi va sano va piano e va lontano” diceva sempre mia nonna: è arrivata con la mente lucida a 98 anni, forse torto non aveva. Invece nei supermercati corrono tutti, presi dalla fretta. Che sia lunedì o sabato, loro hanno fretta. Fretta di comprare, fretta di consumare. Non importa chi si urta, chi si scansa per riempire la propria sacca di pomodori o per pesare le banane. Ciò che conta è arrivare primi, fare in fretta, comprare il più possibile al prezzo più conveniente possibile. Così la spesa diventa faticosa e stressante. Ci sono mariti e mogli che litigano, persone irritate dalla lentezza del vecchietto col carrello davanti a se, oggetti che cadono urtati da chi fa finta di niente continua ad andare e commessi stanchi di farsi strada chiedendo il permesso per scaricare la merce in mezzo ad una folla di zombie.

I bambini, futuro del mondo

Ma la cosa più triste sono i bambini; come stiamo educando il futuro del mondo? I bambini al supermercato piangono; stanno in mezzo a mille cose da mangiare, mille giocattoli, mille oggetti che raccontano l’opulenza di un mondo mai tanto ricco, eppure piangono. Piangono perché fanno i capricci per un giocattolo, per una merendina o perche si annoiano. Alcuni genitori mostrano loro gli oggetti, si fanno aiutare a fare la spesa, spiegando gli sconti, il rapporto qualità prezzo o delle scadenze. C’è chi per tenerli buoni usa un Tablet o uno smatphone, trucchetto da supermercato come da pizzeria. Quando un bambino piange è difficile rimanere impassibili, se poi il bambino è tuo figlio è impossibile. Ma il lavoro di un genitore non consiste nel non far piangere il proprio figlio, consiste nell’educarlo. Che messaggio trasmettiamo ad un bambino quando ne assecondiamo i capricci? Che può avere tutto, basta frignare. Anche se nella vita non funziona così. Che adulto sarà un bambino educato al consumismo fin da piccolissimo? Un adulto consumista, pronto a passare i suoi sabati chiuso in un centro commerciale a comprare. Che educazione diamo ad un bambino alienato davanti ad un Tablet invece che educato alla pazienza che i rapporti umani comportano? Un bambino non educato ad annoiarsi o ad ascoltare – seduto in pizzeria- i discorsi degli adulti, per imparare da quei discorsi. Recentemente un maestro di scuola spiegava quali sono i problemi con i bambini di oggi per un insegnante. Raccontava che due dei più grandi problemi sono il calo dell’attenzione e la difficolta di relazionarsi in modo emotivo e generoso con gli altri bambini. Usiamo la tecnologia e il consumismo per liberarci del pianto dei nostri figli, senza pensare al significato di quel pianto. È comodo lasciare un bambino davanti al Tablet a guardare cartoni o giocare con qualche app, ma è il miglior modo di voler male a nostro figlio; il migliore per far male i genitori. I bambini si devono annoiare, i bambini devono imparare il valore ed il senso del denaro da adulti, devono usare la noia per imparare ad immaginare; per imparare a pensare. E se piangono per capriccio, quello è un pianto sano, lasciate scorrere quelle lacrime perché li cureranno dai vizi, li educheranno alla vita.

Soli

I centri commerciali sono l’esempio più forte di una società sbagliata e stupida, destinata a fallire. Una società dove le macchine hanno sostituito le persone; i centri commerciali il mercato di quartiere; le aiuole i giardinetti e i canali tv per bambini le partite a pallone o a campana con gli amichetti sotto casa. I problemi sono lo smog, il sovrappeso, i mal di vivere e la paura. Perche se ci divide solo un muro o un pavimento non salutiamo più il vicino di casa, non sappiamo come si chiama, ma ascoltiamo i suoi passi, conosciamo i suoi gusti musicali, le sue liti coniugali e i film che guarda. In alcuni appartamenti poggiando una mano sulla parte che ci divide potremmo sentire il calore della sua. Il calore umano di quell’essere anonimo che abita con noi.

Liberi

Rimango abituato all’umanità delle relazioni. Rimango disponibile verso il prossimo, dando per scontato di avere di fronte una brava persona. Non è ingenuità o utopia stupida, ma una scelta di principio, di umanità. Rimango attaccato ai tempi della natura, che soli sanno connetterci al mondo. Sono geloso del silenzio, che è il tempo della musica dei pensieri. Continuo a credere che il tempo vada assaporato. La vita non si consuma, si assapora. Per essere liberi davvero dobbiamo ripudiare questa società ingorda; tanto che rischia di estinguersi per cannibalismo. Ci stiamo condannando alla solitudine, all’insoddisfazione, ad un mondo tutto umanizzato, a non poter respirare l’aria inquinata, ad uccidere i ghiacciai. Ci condanniamo ad essere eterni insoddisfatti, mai sazi di quel che abbiamo, sempre desiderosi di consumare ancora, come dei drogati del consumo.

Fermatevi un momento a pensare a quello che potremmo fare con le conoscenze che abbiamo. Fermatevi a pensare a come potremmo vivere se fossimo più interessati alla qualità che alla quantità. Provate a respirare il respiro della natura e a sentirvi parte di questo mondo che sembra tanto piccolo ma che è immenso.

Non ho ancora i capelli bianchi per insegnare, ne saggezza da regalare; non credo di essere neanche troppo originale. Posso solo dire cosa ho capito: urge cambiare; rallentare; pensare; vivere.

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Clandestini

Pensavo.

Abbiamo paura di uomini che varcano il mare dopo aver passato deserti, galere, fame e guerra. Temiamo uomini che solcano il mare consapevoli che il loro ultimo respiro potrebbe venire affogato; il loro corpo trascinato nel nero-blu di un mare infinito. Uomini sfregiati dalla vita e da altri uomini. Uomini violentati nel sesso e nell’anima. Li chiamiamo clandestini. Come fossero un esercito di persone tutte uguali e non degli uomini uno per uno; soli, nati nel posto sbagliato e uniti insieme dalla paura. Uomini che scappano per non sprecare la loro unica vita a far la guerra alla miseria o a scappare da una misera guerra. Loro meritano la nostra paura.

Quando il mare lo solcano degli uomini con la camicia bianca inamidata, il nodo della cravatta ben stretto, ben profumati; srotoliamo il tappeto rosso e stiriamo il vestito delle feste. Fingiamo di non sapere che tanto profumo lo usa chi deve nascondere il tanfo della propria miseria umana. Fingiamo di non sapere che stiamo per stringere la mano a chi ci invade davvero. Abbiamo finto quando la SARAS e tutte le sue aziende sorelle hanno avvelenato la nostra terra e assassinato i suoi stessi operai. Neanche l’animale più limitato uccide chi gli procura un beneficio.

Una divisa ci da sicurezza. Così quando l’esercito decide di appropriarsi di ettari di terra nostra e usarli per esplodere ordigni illegali, abbattere isolotti, devastare beni archeologici o calpestare dune di spiagge bianche; noi pensiamo che ‘ci tocca’ per difendere la ‘sicurezza nazionale’. Fingiamo così di non vedere la frutta puzzolente e gli animali deformi; attribuiamo al caso il cancro del vicino o il bambino malformato.

Quando vediamo un uomo, un uomo come noi, con la pelle più scura che usa un altro nome per chiamare Dio, abbiamo paura. Non profuma, quell’uomo, non veste una camicia inamidata, non ci rassicura con una bella divisa. È una paura comoda, la nostra. Non vogliamo guardare negli occhi di quell’uomo perche sappiamo che sono pronti ad accendersi di speranza. Non sopportiamo la delusione che adombrerà il suo sguardo quando quella speranza gliela negheremo. Non siamo capaci di convivere con chi ci ricorda quanto inutili sono i nostri sprechi e quanto indecente è la nostra indifferenza davanti a mezzo mondo che muore di fame. Non vogliamo vedere ogni giorno chi abbiamo colonizzato e derubato fino a solo sessant’anni fa.

Preferiamo la morte e le malattie certe dei poligoni militari o degli impianti petrolchimici, al rischio possibile che un clandestino possa occupare una casa popolare, perché la sua famiglia è più numerosa di una delle nostre, quelle col pedigree. Meglio il ricatto ‘lavoro e cancro o salute e disoccupazione’ che un immigrato assunto al posto nostro.

Meglio farsi invadere da lobbisti senza scrupoli e uomini armati fino ai denti che giocano al Risiko a casa nostra, che tendere la mano a dei disgraziati con gli occhi pieni di vita.

Sarò in controtendenza ma nella mia Sardegna i clandestini invasori hanno la pelle bianca, si profumano molto e spesso sono armati.

 

Fuoco e fiamme

Dedicata a voi che date fuoco ai barboni.

Avete tutto il mio disprezzo.

Il mio disprezzo di uomo; il mio disprezzo di essere pensante; il mio disprezzo di persona civile. Il disprezzo è l’unico sentimento umano che meritate.

Se potessi vi espellerei dalla razza umana; se voi foste la maggioranza, vorrei essere espulso io.

Non dite che il mio è odio, perche non lo è. È solo pacifica, meditata, umana saggezza.