Cagliari si sta svegliado.

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Caro Lobina, oggi ho fatto una passeggiata in centro a Cagliari e ho pensato che quello che tu hai raccontato di Cagliari su ” Il fatto quotidiano” è solo il suo lato oscuro.

Ho camminato in via Roma e ho visto che i bar, i ristoranti della Marina e il suo melting pot. Mi ricordo com’era quando andavo a scuola li. Mi ricordo la decadenza triste di quel quartiere svuotato dai suoi abitanti dirottati in costruzioni popolari dal dopoguerra agli anni ’90. Era un ghetto per immigrati, oggi è un mondo concentrato, esempio dell’integrazione possibile. Ho passeggiato per il Corso, prima erano le macchine a passeggiare nel Corso. Ti eri mai accorto di quanto sono belli quei palazzi? Avevi mai pensato a che bella foto si può fare ora guardando verso piazza Yenne?

Ho pensato a quanto sarà bello quando la pietra si riprenderà il posto che le ha rubato l’asfalto. Ho pensato a quante di quelle attività oscurate dai centri commerciali riprenderanno vita. Diventerà la strada più bella il Corso.

Ho camminato per Via Manno e poi per Via Garibaldi. Per ora è dei bambini che ci giocano a pallone. C’erano diversi turisti, non troppi e non pochi, quanto basta. La brezza decisa ha rinfrescato una giornata tranquilla di primavera. Sa stare in silenzio Cagliari. Sono passato per piazzetta Martiri. Dicevano che la processione che da secoli è sempre passata li si sarebbe dovuta fermare a causa lavori. La piazza è finita e percorribile; la processione è passata. Non ho resistito e per scendere verso piazza Garibaldi ho fatto una passeggiata per Biddanoa. Ma che bella è diventata? Bella tanto che ci vivrei domani! È un quartiere con un’anima, dove si ascoltano le persone che parlano la lingua loro, la nostra. C’è il chiostro del monastero aperto in piazza San Giacomo. Il sole del pomeriggio accarezza la pietra bianca, il romanico e il gotico catalano mi ricordano Barcellona e un pezzo di storia e di identità che si sono sforzati di cancellare ma che vive in noi come un richiamo irrazionale o forse è chimica. Il calcare casteddaio ti ricorda quanti toni separano il bianco dall’ocra. Arrivo in piazza Garibaldi, appena riaperta e tutta pedonale. Mi ricordo cos’era la felicità di sfrecciare libero dai pensieri col vento in faccia su una bici piccola come me. Bambini di ogni età l’hanno già conquistata quella piazza. Io la cederei a loro per usucapione. Il mio viaggio finisce su via Sonnino, mentre due o tre bici mi sorpassano sulla strada. Non esisteva neanche l’idea delle biciclette a Cagliari dieci anni fa. Forse quelli che ho raccontato per te sono solo dei lifting senza contenuti. Lavori pubblici per il popolo bue. Eppure la dolcezza della vita di Cagliari, la felicità dei bambini, lo stile di vita rivoluzionato, i turisti. A me non sembra estetica senza contenuto. A me sembra che il tessuto sociale del cuore di Cagliari vive.

Ci sono problemi? Mille. Cagliari è imperfetta, sconta mille arretratezze, frutto delle bombe e di una classe politica che si commuoveva all’inaugurazione di ogni nuovo parcheggio. Una Cagliari di palazzinari e cementari, senza idea di società, senza strategie di sviluppo. È cambiata questa città. È successo qualcosa che l’ha risvegliata nel profondo. È poco, ancora troppo, troppo, poco. Ma se oggi si può immaginare un futuro, se si può anche solo parlare di Cagliari Capitale, è perché questa è una città molto più curiosa di quanto si racconta, molto più proiettata al futuro. È vero manca una visione da capitale, Cagliari continua ad essere solo capitale di se stessa.

Un’amica italiana mi ha detto che secondo lei sarà presto come una piccola Barcellona. Siamo lontani dall’esserlo. La Sardegna intera è lontana dallo sfruttare il proprio potenziale. Viviamo un conflitto di identità, e Cagliari è la capitale di questo conflitto. Ma siamo sulla buona strada. Vorrei dieci volte più biciclette, molti più turisti, un progetto culturale serio e a lungo termine.

Però Cagliari è sulla buona strada. Non c’è da sederci soddisfatti, ma neanche continuare con questa litania di ‘a Cagliari non c’è nulla’, ‘va tutto male’, ‘i negozi chiudono’. Perche è vero, ma non è una novità. Non ha mai vissuto una opulenta ricchezza, questa città. Non abbiamo cancellato molti problemi in questi anni, ma neanche sprecato il tempo. Si può e si deve ambire a molto di più, ma non tappiamoci gli occhi, vogliamoci un po’ bene. Cagliari è meglio oggi di 10 anno fa. Molto meglio. È merito dei cagliaritani. Diciamocelo ‘bravi’ noi sardi ogni tanto. Un ‘bravi’ serio e razionale. Un ‘bravi’ che non ci assolve ma che ci spinge a fare bene e meglio. Altrimenti penseremo che non c’è speranza.

Invece c’è.

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