Mattarella Il Grigio

Lo sentite anche voi? Questo odore di stantio…questo misto di acqua di colonia e naftalina. Quella sensazione di passato imbalsamato, quei mobili in legno scuro, i divani in velluto giallo mostarda con i centrini di pizzo sopra e la carta da parati alla pareti. Insomma quel misto di sensazioni che ti fanno ritornare ad un’altra epoca, alla casa della nonna.

Non so se questo ventaglio di sensazioni abbia pervaso solo me, o se invece sia una sensazione collettiva, quella di una restaurazione senza re. Perché il Presidente Mattarella, siciliano e fratello di Piersanti (vittima di mafia), democristiano e professore; ci restituisce un innato spirito vintage che difficilmente si potrebbe imitare. La sensazione, per chi come me non ha vissuto la carriera politica precedente del professore, é che si tratti di un grigio cattolico, sobrio e schivo. Uno di quegli uomini d’altri tempi, timorati di Dio, rigorosi e sempre contenuti. Un democristiano doc in stile Moro. ‘Moriremo democristiani!’ hanno detto in molti; e non hanno tutti i torti. Qualche tempo fa Cirino Pomicino -uomo che ha dovuto fare di tutto per far dimenticare la rima poco edificante del suo nome…e ci é pure riuscito!- ha parlato del ritorno della democristianesimo, come della più importante cultura politica del ventesimo secolo. La Bindi e con lei tanti altri esponenti della sinistra Dc avevano difficoltà a trattenere le espressioni entusiaste a ridosso dell’elezione. A Gazebo Zoro marciava in stile Sorrentino verso la vecchia sede Dc che -dice- “presto riaprirà”. Mentre alle Botteghe Oscure (vecchia sede Pci) hanno aperto un supermercato. Eh si, perché Mattarella é il centro del centro. Parlare di rinascita della balena bianca sembra esagerato, ma Mattarella é un pezzo simbolico della politica della prima Repubblica e del partito che ne ha quasi completamente retto le sorti. Mattarella é il simbolo di un successo e di un fallimento insieme. La seconda Repubblica- nata dopo la caduta del muro di Berlino- doveva costruire l’alternanza, sostituendo alla Dc + partiti minori, un sistema bipolare e competitivo: una destra Popolare e una sinistra Socialdemocratica. Invece il risultato, dopo venti anni di esperimenti, é la strutturazione di un sistema unico; la Dc non si é dissolta, ne si é trasformata in una della alternative in campo. La Dc si é spalmata su tutti i partiti, facendo diventare ogni corrente il pezzo attivo di questo o quel partito. Il Pd renziano non é forse il partito della sinistra Dc? La balena non ci ha mai lasciati, anzi é più potente di prima, più potente che mai. Non c’era alternativa alla Dc nella Prima repubblica, e non c’è oggi. In un sistema pervaso del conservatorismo, dove il potere risponde ad interessi lobbistici, il cambiamento é il nemico. É vero che Mattarella ha dimostrato di essere anche uno spirito libero, ma non é certo l’immagine del dinamismo, della svolta. L’Italia ha bisogno di ripulire gli ingranaggi, di cambiare pezzi interi della macchina e forse pure il carburante. Non dubito che il Presidente Mattarella sia una persona per bene, ho dubbi sulla sua capacità di ispirare futuro, di rappresentare bisogni ed emozioni e di costruire empatia con il paese. Mattarella é uomo che va ascoltato, la cui parole hanno bisogno di essere metabolizzate. Invece noi viviamo nell’era dell’immagine, dove i gesti contano molto più di mille raffinati discorsi. Di buono c’è il riconoscimento alle nazionalità presenti nel Paese -frase da interpretare- e l’appartenenza ad una Regione Autonoma e ad un’isola; che immagino lo rendano consapevole della varietà di identità che ospita lo Stato italiano. Deliziosa la panda grigia che lo ha trasportato nei giorni dell’elezione, simbolo sublime: grigia, sobria, convenzionale, penultimo modello – ne vecchia, ne troppo nuova- tanto da passare inosservata. Normalità che diventa ridondante quando usa il treno e non l’aero o I voli di linea e non il jet presidenziale.

Questo non è un presidente mediatico.

Rare rimangono però le sue parole, la sua presenza nella scena della politica italiana e nelle grandi sfide di futuro, rimane secondanria, marginale. Sembra, all’alba del suo mandato, che il presidente voglia fare la comarasa e non l’attore principale. E’ un uomo che prova imbarazzo a stare al centro della scena: come dimostra l’incontro con la sua omologa Elisabetta II.

Sembra un alunno emozionato prima dell’esame. La timidezza attraversa gli obiettivi delle camere a arriva dritta allo spettatore. E’ così palpabile e viva da imbarazzare persino chi guarda; ti viene da dire: ‘Dategli una mano, abbraciatelo, portate dell’acqua, dategli la coperta (vedi Linus), risparmiategli questa tortura, portatelo al sicuro!’. Ma non disperiamo. Anche il Re di Spanga Juan Carlos era noto per le sue gaffe, per le cadute ricorrenti e per il carattere brusco e poco politically correct, eppure è stato un gran monarca, l’umo che ha innescato il processo di transizione democratica del paese. Se dunque Mattarella continuerà a fare simpatiche gaffe nei vari incontri all’estero, beh potremmo arrivare al punto si riderci su, senza farne un dramma.

Potremmo accettare questa sua impacciatezza e se fosse il suo unico difetto, potremmo esserne perfino contenti. 

Ma ciò che più ci dovrebbe interessare è se sarà un presidente coraggioso.

Difficile dirlo, soprattutto perché il coraggio lo si valuta in modo soggettivo.

Io per esempio lo penserei coraggioso se decidesse di sfidare la poilitica in fatto di corruzione e legami lobbistici. O se sapesse trovare il forza per andare a Scampia a dire che lo Stato deve esserci in ogni parte d’Italia; chiedendo perdono per l’indifferenza del passato verso tutte le periferie del Paese. Avrebbe coraggio un presidente che andasse in visita in un centro che cura le violenze di genere, se andasse a visitare gli anziani, le mense per i bisognosi, i rifugiati di guerra o parlasse con i barboni. Sarebbe un grande presidente se avesse sa balentia (l’ardire) e la lungimiranza di vedere la frattura che mina l’esistenza dell’unità nazionale e se prendesse l’iniziativa di correre ai ripari curandone le ferite. Allora potrebbe spiegare che al Risorgimento e all’Unità d’Italia seguirono politiche reppressive, leggi indecenti, discriminazioni e furti voluti dei lobbisti del nord a discapito del sud conquistato. O anche raccontare dall’alto del Quirinale quanti morti abbiamo chiamato briganti ed invece erano partigiani che chiedevano il rispetto delle promesse garibaldine o che difendevano, legittimamente, la terza potenza europea dall’invasione. Che le disparità tra nord e sud non sono solo il risultato delle qualità dei primi e dell’indolenza dei secondi. Sarebbe coraggioso se andasse in Alto Adige a spiegare che ‘le nazionalità’ citate nel suo discorso vogliono dire il rispetto dell’identità nazionale delle minoranze linguistiche come quella tirolese, quella valdostana, la sarda o l’istriana.

Forse anche solo uno di questi atti di coraggio renderebbe questo settennato degno di nota nei libri di storia.

Se il XII Presidente della Repubblica sarà all’altezza del proprio ruolo é presto per dirlo, il Quirinale cambia i sui inquilini, speriamo che la vista dall’alto del colle più alto cambi la prospettiva del primo degli italiani.

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